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    <title>Politiche Giovanili</title>
    <link>http://politichegiovanili.it/</link>
    <description>Politiche Giovanili</description>
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      <title>Startup, l'Italia del futuro il business dei giovani.it</title>
      <link id="554">/news/startup-l-italia-del-futuro-il-business-dei-giovani-it</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Startup, l'Italia del futuro<br />
il business dei giovani.it<br />
Le nuove imprese del web oggi sono il vero motore dell'occupazione. Lanciate da giovani e giovanissimi fatturano milioni e il mondo ce le invidia<br />
di RICCARDO LUNA</p>
<p>OLTRE il posto fisso, forse non c'è il baratro. C'è un esercito di startup che si è finalmente messo in moto. Alzate lo sguardo. In Cile qualche giorno fa una startup italiana ha vinto la gara mondiale per i migliori progetti di innovazione e business. Doochoo propone un sistema per fare i soldi con i sondaggi in rete, ha già conquistato clienti come Ikea e Toyota, ed è guidata da un giovane che quando parla sembra sempre che stia per ribaltare il mondo: Paolo Privitera, veneziano, 35 anni, da dieci negli Stati Uniti ("me ne sono andato perché volevo correre"). </p>
<p>È uno startupper seriale, nel senso che ne ha all'attivo già sei. Il premio cileno funziona così: i team scelti vengono ospitati a Santiago per sei mesi e incassano 40 mila dollari ciascuno. Tanti? Pochi, se pensate che Doochoo potrebbe essere comprata entro l'anno per 25 milioni di dollari. Dice Privitera: "A San Francisco non ho mai visto tanti startupper italiani come in questi giorni". </p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/14/news/uribu_tra_denuncia_e_social_web_soprusi_e_disservizi_vanno_in_rete-29684308/">LEGGI Uribu, tra denuncia e social web 1</a></p>
<p>Un terremoto? "No, è un tumulto". Ecco, tumulto rende meglio l'idea della rivoluzione in corso. Tumulto iniziato da un po': l'8 dicembre a Parigi un'altra startup italiana ha vinto LeWeb, il più importante evento europeo dedicato all'economia digitale. </p>
<p>Per i francesi è stato uno shock: appena qualche giorno prima il presidente Sarkozy faceva i sorrisini quando gli nominavano les italiens. Antonio Tomarchio, 29 anni, partito da Giarre, provincia di Catania, sapeva di dover battere anche lo spread della credibilità: è salito sul palco ed ha sbaragliato la concorrenza parlando di Beintoo (una piattaforma per applicazioni legate al gioco che ha tre milioni di utenti al giorno, di cui un milione solo in Cina). </p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/12/10/news/giocando_si_acquista_start-up_italiana_premiata_come_societ_pi_promettente-26368786/">LEGGI Beintoo: giocando s'acquista 2</a></p>
<p>Ancora un passo indietro: a ottobre aveva fatto scalpore il fatto che Mashape, l'impresa di tre ventenni che avevano polemicamente lasciato l'Italia, era stata finanziata con circa un milione e mezzo di dollari dal numero uno di Google e dal fondatore di Amazon, ovvero la Champions League della Silicon Valley. Ma il tumulto non riguarda solo gli startupper lontani. Se restiamo ai casi di successo, quello forse più eclatante in questi giorni è AppsBuilder, piattaforma per farsi da soli applicazioni per telefonino, creata da un ingegnere del Politecnico di Torino di 25 anni, Daniele Pelleri: in undici mesi ha già sfornato 20 mila apps che sono state scaricate oltre un milione di volte.</p>
<p>Questo elenco potrebbe non finire mai. E vuol dire in fondo una cosa sola: avanza una generazione di startupper. Sono di solito molto giovani, in prevalenza uomini ma ci sono tanti casi di donne (RisparmioSuper di Barbara Labate è il più noto). E poi: sanno usare benissimo la Rete; parlano alla perfezione almeno l'inglese; viaggiano in economy anche quando hanno successo perché i soldi non si sprecano; spesso all'inizio non hanno un vero ufficio e sanno raccontare il loro progetto in tre minuti esatti, non una misura qualsiasi, ma il tempo di una corsa in ascensore con un potenziale investitore (di qui la formula americanissima degli "elevator pitch" per le ormai tantissime competizioni a caccia di capitali). </p>
<p>Ma, soprattutto, gli startupper, non sanno cos'è il posto fisso. "Il nostro obiettivo nella vita non è trovarci un lavoro, ma creare lavoro", ha scolpito nel web Max Ciociola, 34 anni, fondatore di musiXmatch e "startup activist". L'occasione fu la sua "lettera di uno startupper a Berlusconi" e la frase in realtà non è originale: è una citazione della risposta che il rettore di Harvard dà ai gemelli Winklevoss nel film "The Social Network". Ecco, Mark Zuckerberg per molti è un modello: "Ha successo - secondo Ciociola - perché sa rendere felici un miliardo di utenti".</p>
<p>Gli startupper ci sono sempre stati. Alla fine degli anni Novanta, con la cosiddetta new economy, anche in Italia ci fu un fiorire di nuove imprese legate al web. Molte fallirono, mentre alcune sono diventate grandi, molto grandi: come Yoox, il portale per vendere la moda online, creato da Federico Marchetti dodici anni fa e sbarcato in Borsa nel 2010 sfidando la crisi. Proprio l'altro giorno Yoox ha reso noto di aver chiuso l'anno con ricavi netti per quasi 300 milioni di euro (più 35 per cento sull'anno precedente): ecco cosa è diventata una startup in cui all'inizio credeva solo Elserino Piol, il decano degli investitori italiani. </p>
<p>Ora c'è una nuova onda ma è diverso. È molto più alta. Facciamo un esempio. Un anno fa, in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, Telecom Italia e il Premio Nazionale Innovazione si erano messi in testa di trovare "i Nuovi Mille": sembrava un obiettivo esagerato scovare mille aspiranti startupper in un paese in cui si diceva che "gli eventi per startup sono più numerosi dei progetti". Si iscrissero in oltre duemila: calcolando quattro o cinque persone dietro ogni progetto, voleva dire diecimila potenziali startupper. </p>
<p>Un piccolo esercito per fare una nuova Italia. Neanche tanto piccolo, in fondo. Oggi le imprese rischiose, innovative ma con dentro il seme del futuro, non sono più l'eccezione di moda: sono la maggioranza. Secondo le stime della Camera di Commercio di Monza e Brianza, nei primi tre mesi del 2012 per la prima volta ci sarà uno storico sorpasso: i ventenni che apriranno una impresa (19 mila) saranno di più di quelli che troveranno un posto di lavoro a tempo indeterminato (18 mila). Inoltre i primi assumeranno seimila persone. </p>
<p>L'esempio più eclatante in casa nostra è quello di Groupon, il colosso dei coupon scontati lanciato nel novembre 2008 a Chigago da Andrew Mason. Alla fine del 2010 Giulio Limongelli, 30 anni e un curriculum lungo un metro, ha aperto la sede italiana a Milano: da allora ha assunto - a tempo determinato - 450 persone. Di media una al giorno. Quanti altri lo hanno fatto in Italia? Nell'attuale sistema economico sono le startup l'unico motore di nuova occupazione: fu questa conclusione di un report della fondazione Kaufmann a convincere il presidente Obama a lanciare - esattamente un anno fa - il progetto Startup America, ovvero una rete di incentivi, facilitazioni e collegamenti per far ripartire l'economia americana con una formula che andava "oltre il posto fisso".</p>
<p>In Italia un progetto simile non c'è ancora ma alcuni tasselli stanno andando al posto giusto. Il primo è stato la possibilità per gli under 35 di costituire società semplificate con un euro di capitale e senza notaio. Sembra poco, ma è una svolta i cui effetti si vedranno presto. In questi giorni tantissimi ragazzi stanno aspettando che questa previsione del decreto CresciItalia diventi operativa per trasformare il loro progetto in un business. </p>
<p>Nasceranno migliaia di startup? "Possibile. Ma per farle crescere servirà il venture capital", risponde Gianluca Dettori, ex startupper di successo degli anni Novanta, felicemente passato nel ruolo di talent scout dell'innovazione. "In fatto di venture capital siamo l'ultimo paese d'Europa, per ogni dollaro investito in Italia, la Svizzera ne investe 69, l'Olanda 62 e persino Portogallo e Grecia fanno meglio di noi". Come rimediare? Un anno fa, era il 2 febbraio, alla Camera dei deputati il premio Nobel per l'Economia Edmund Phelps venne a sostenere la causa di una "Banca dell'innovazione". </p>
<p>Ad ascoltarlo, fra gli altri c'erano due ministri del governo Monti: Corrado Passera e Francesco Profumo. Non è un caso quindi che oggi si stia andando in quella direzione. Spiega Massimiliano Magrini, ex capo di Google Italia, oggi attivissimo investitore di capitale di rischio: "Il Fondo Italiano ha deciso di destinare 50 milioni di euro al finanziamento dei venture capital. Sono tanti soldi per il nostro mercato". Se sapremo approfittarne, può essere un anno memorabile. Startup, Italia!</p>
<p>(14 febbraio 2012)</p>
<p><img alt="Schermata_2012-02-21_a_09" src="/system/article_image_files/494/large/Schermata_2012-02-21_a_09.43.18.png?1329816251" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Startup, l'Italia del futuro il business dei giovani.it&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/startup-l-italia-del-futuro-il-business-dei-giovani-it"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/startup-l-italia-del-futuro-il-business-dei-giovani-it&amp;t=Startup, l'Italia del futuro il business dei giovani.it" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Startup, l'Italia del futuro il business dei giovani.it http://politichegiovanili.it/news/startup-l-italia-del-futuro-il-business-dei-giovani-it" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    <item>
      <title>Posto fisso e giovani mammoni L' affondo di Fornero e Cancellieri</title>
      <link id="546">/news/posto-fisso-e-giovani-mammoni-l-affondo-di-fornero-e-cancellieri</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Posto fisso e giovani «mammoni» L' affondo di Fornero e Cancellieri<br />
Le misure dell' Italia servono anche all' Europa e sono elementi essenziali per risolvere la crisi dell' euro Miguel Angel Gurría, segretario Ocse<br />
Interviene Monti: non vogliamo esasperare nessuno ma trovare soluzioni</p>
<p>ROMA - «Le misure dell' Italia servono anche all' Europa e sono elementi essenziali per risolvere la crisi dell' euro». È l' incoraggiamento giunto ieri al governo dal segretario generale dell' Ocse (Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico), Miguel Angel Gurría che ha incontrato il premier. Sul tavolo, la riforma del lavoro, le liberalizzazioni ma anche le «nuove misure» per la crescita. Il premier ha sottolineato l' importanza che l' Ocse «possa dare una parola di conforto e di speranza sulle riforme, perché da queste, «non sempre gradevoli e gradite, vengono benefici di crescita senza dover aspettare troppo». Gurría ha incoraggiato Monti a «ridurre il dualismo nel mercato del lavoro e accrescere le opportunità di lavoro dei giovani, aumentare l' efficienza della pubblica amministrazione, migliorare il sistema fiscale e la lotta all' evasione, sostenere l' investimento in infrastrutture». Monti ha detto di essere rimasto «molto impressionato» dal dato secondo cui la metà dell' incremento di produttività determinato dalle liberalizzazioni «sia attribuibile all' apertura dei servizi professionali», affermazione importante in concomitanza con il passaggio del decreto Liberalizzazioni in Parlamento. Ma anche ieri è stato il tema del lavoro a tenere banco soprattutto per le dichiarazioni dei ministri Anna Maria Cancellieri (Interno) e Elsa Fornero (Lavoro) che hanno rialimentato la polemica sui licenziamenti. «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà. Dobbiamo fare un salto, ma non demonizziamo» ha affermato Cancellieri. Sul punto è tornata anche Fornero, affermando che «bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare». Da parte sua, il premier ha cercato di smorzare le polemiche, spiegando che non è intenzione del governo «esasperare» gli animi «particolarmente in una materia importante, sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro». L' obiettivo, ha proseguito Monti, è «trovare quale sia la via migliore perché anche gli istituti del mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali possano dare il loro contributo alla crescita dell' economia italiana». Ma i tempi non sono lunghi: «Il percorso deve essere rapido, non si può tergiversare, fermarsi, aspettare» ha precisato Fornero. Assicurando però che «la riforma del mercato del lavoro non è fatta per mettere gli uni contro gli altri. Nessuno vuole usare la clava ma vogliamo usare la parte positiva e propositiva del dialogo». Il punto centrale resta la riforma sull' articolo 18, su cui ieri è intervenuto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per dire che la norma «non si tocca per chi ha il contratto», mentre per i nuovi assunti, ha aggiunto, «credo che si debba poter discutere per mettere in moto la macchina in Italia». La proposta avanzata dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, di ammettere il licenziamento individuale per motivi economici, purché nell' ambito di un accordo sindacale e con le tutele degli ammortizzatori sociali, sembra risuonare nelle parole di Fornero: «Non vogliamo che non esista la possibilità di licenziare, ma che chi è stato licenziato sia aiutato dalle istituzioni e dall' azienda a trovare in tempi ragionevoli una nuova occupazione». Ma secondo l' economista Carlo Dell' Aringa, la proposta di Bonanni, anche se percorribile, non permetterebbe di aggirare l' articolo 18 perché «si deve vedere se viene lasciata al lavoratore la possibilità di appellarsi al giudice per verificare se il licenziamento è legittimo o meno». Intanto il tema dell' articolo 18 è stato al centro della segreteria allargata della Cgil, il cui segretario generale, Susanna Camusso, ieri ha ribadito la necessità di un confronto vero con il governo che serva a trovare soluzioni su «almeno due temi: precarietà e allargamento degli ammortizzatori sociali». Oggi ci sarà un nuovo round tra i sindacati, domani invece il secondo incontro tra gli stessi e Confindustria. «Trovare la quadra sull' articolo 18 è auspicabile, sarà possibile» è il commento ottimista del presidente dell' Abi (associazione banche), Giuseppe Mussari. </p>
<p>Baccaro Antonella</p>
<p>Giovani mammoni, Cancellieri si scusa<br />
il Pdl la difende: "Contro di lei estremismi"<br />
Il ministro dell'Interno ammette che la battuta sui ragazzi che pretendono il lavoro vicino ai genitori è stata "una frase infelice". Cicchitto invece la sostiene: "Affermazioni realistiche e ragionevoli che hanno scatenato il conservatorismo"<br />
<a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/02/07/news/dopo_battuta_cancellieri_mamma-29472769/">Leggi qui</a></p>
<p><img alt="Schermata_2012-02-12_a_21" src="/system/article_image_files/484/large/Schermata_2012-02-12_a_21.51.11.png?1329079881" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Posto fisso e giovani mammoni L' affondo di Fornero e Cancellieri&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/posto-fisso-e-giovani-mammoni-l-affondo-di-fornero-e-cancellieri"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/posto-fisso-e-giovani-mammoni-l-affondo-di-fornero-e-cancellieri&amp;t=Posto fisso e giovani mammoni L' affondo di Fornero e Cancellieri" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Posto fisso e giovani mammoni L' affondo di Fornero e Cancellieri http://politichegiovanili.it/news/posto-fisso-e-giovani-mammoni-l-affondo-di-fornero-e-cancellieri" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    <item>
      <title>Finte partite Iva, soci e falsi progetti i sette contratti che sfruttano i giovani </title>
      <link id="545">/news/finte-partite-iva-soci-e-falsi-progetti-i-sette-contratti-che-sfruttano-i-giovani</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Finte partite Iva, soci e falsi progetti<br />
i sette contratti che sfruttano i giovani<br />
Dagli assegnisti universitari agli stagisti permanenti, ecco gli identikit dei nuovi lavoratori "atipici"    Oltre ai veri e propri lavori a termine, esiste una giungla di strumenti abusati per abbassare il costo del lavoro<br />
di ROBERTO PETRINI<br />
Lo leggo dopo</p>
<p>Lavorano come possono, o piuttosto si arrangiano. Sono finti soci di negozi, falsi detentori di partite Iva, lavoratori a progetto per un progetto che non c´è. In realtà sono tutti lavoratori subordinati, fanno parte di una struttura organizzata e producono come gli altri. A queste categorie di giovani, che cercano di sbarcare il lunario e di portare a casa un compenso a fine mese, mancano invece le garanzie degli altri, i contributi e le assicurazioni per incidenti e malattie. </p>
<p>E´ il mondo del nuovo precariato che è nato sotto i nostri occhi e che spesso è difficile scorgere e catalogare. Ci sono professioni intellettuali, come gli assegnisti di ricerca; attività di formazione come gli stage (si fanno anche nei negozi di abbigliamento) che nascondono spesso mero sfruttamento. Si affacciano alla porta del precariato anche i praticanti professionisti che lavorano gratis con l´obiettivo di entrare in un ordine professionale, ma non scorgono il futuro. Oppure quelli del voucher, un sistema nato per favorire i lavoretti degli studenti, e che rischia di essere l´ultimo gradino del precariato: il datore di lavoro compra i buoni dal tabaccaio e poi ci paga ragazzi sotto i 25 anni che possono lavorare anche il sabato e la domenica. Una radiografia dell´Italia, composta grazie ai dati della Cgil politiche giovanili e della Uil politiche territoriali, che mette i giovani italiani sotto una luce diversa rispetto a quella che si è accesa negli ultimi giorni.</p>
<p>Molto meno «mammoni» di quanto si creda, meno «sfigati» di quanto si pensi: per loro la monotonia di un posto stabile è una chimera che agguanterebbero volentieri. Senza sensi di colpa. Anche per non cambiare lavoro ogni tre mesi. Per costruire una storia previdenziale adeguata e per poter stipulare un mutuo. Ecco i sette casi-tipo del precariato giovanile degli Anni Duemila.</p>
<p>Lo dice la parola stessa: «a progetto». Ma spesso quello che manca è proprio il progetto. In realtà la formula, definita dalla legge «collaborazione continuativa a progetto» in sigla «co.co.pro», nasconde un lavoro subordinato. Il giovane che l´accetta ha un impegno con tutti i vincoli del dipendente, dalla subordinazione all´orario, ma senza le garanzie: senza liquidazione, ferie e permessi di maternità. In Italia i collaboratori sono circa 900 mila, ma di questi 536 mila sono monocommittenti, ovvero hanno un unico datore di lavoro, spesso nel terziario avanzato, nell´informatica, o nelle cooperative di assistenza. Dunque con molta probabilità ci troviamo di fronte ad un lavoro subordinato. Quanto guadagna? In media secondo i dati della Cgil, 8.023 euro l´anno. Quanto lavora? In media sette mesi su dodici.</p>
<p>1)<br />
Co.co.pro., un subordinato<br />
travestito da collaboratore</p>
<p>Falso Progettista - Lo dice la parola stessa: «a progetto». Ma spesso quello che manca è proprio il progetto. In realtà la formula, definita dalla legge «collaborazione continuativa a progetto» in sigla «co.co.pro», nasconde un lavoro subordinato. Il giovane che l´accetta ha un impegno con tutti i vincoli del dipendente, dalla subordinazione all´orario, ma senza le garanzie: senza liquidazione, ferie e permessi di maternità. In Italia i collaboratori sono circa 900 mila, ma di questi 536 mila sono monocommittenti, ovvero hanno un unico datore di lavoro, spesso nel terziario avanzato, nell´informatica, o nelle cooperative di assistenza. Dunque con molta probabilità ci troviamo di fronte ad un lavoro subordinato. Quanto guadagna? In media secondo i dati della Cgil, 8.023 euro l´anno. Quanto lavora? In media sette mesi su dodici.</p>
<p>2)<br />
Propone polizze e abbonamenti<br />
ma il committente è uno solo   </p>
<p>Pseudopartita Iva - Ha la partita Iva, ma niente a che vedere con quel "popolo delle partite Iva" composto da commercianti e liberi professionisti. Lui invece si mette al telefono dalla mattina alla sera per proporre polizze, enciclopedie o abbonamenti ad una clientela stanca ed irritata. Ma può anche essere un lavoratore edile, un archeologo o un restauratore. E´ stato costretto ad aprire una partita Iva per avere un lavoro e dunque è tenuto a sostenere le spese di contabilità e del commercialista. In Italia le partite Iva individuali, quelle con cui si presta un´opera, sono circa 237 mila, molte di queste sono in monocommittenza, cioè con un unico datore di lavoro. E´ il segnale che ci si trova di fronte ad un lavoro subordinato mascherato. E tutte le garanzie previste, dalla dettagliata descrizione dell´opera prestata ai tempi di consegna, sono solo una simulazione. </p>
<p>3)<br />
Utilizzato tra festività e saldi<br />
senza contributi e assicurazione    </p>
<p>Stagista o praticante - Giovane e con la speranza di avere un futuro professionale di alto livello. Ma spesso è solo uno sfruttato. Gli stagisti come lui in Italia sono 300 mila, ma dietro questa realtà non ci sono grandi holding della finanza o dell´industria, ma spesso semplici catene commerciali che utilizzano gli stage nei periodi di punta come i saldi o le festività natalizie. Lo stage non prevede paga, contributi o assicurazione: se l´azienda è generosa al massimo si prendono dai 300 ai 400 euro al mese. Sorte simile per il praticante professionista: due o tre anni gratis dall´avvocato o dal commercialista per poter accedere all´esame professionale. In Italia sono 400 mila: la manovra d´estate aveva previsto per questa categoria un «equo compenso» ma il decreto liberalizzazioni, su pressione delle lobby, l´ha cancellato. Vita dura e futuro incerto. </p>
<p>4)<br />
Sulla carta partecipa agli utili<br />
ma prende meno di mille euro    </p>
<p>Socio simulato - La parola è grossa: «socio». Fa pensare ad assemblee di azionisti e a felpati consigli di amministrazione. In realtà al giovane in cerca di lavoro viene proposto dall´impresa un contratto di «associazione in partecipazione». Tutto regolare, perché il contratto è stabilito dalla legge e prevede un apporto di lavoro contro una partecipazione agli utili. Secondo i dati della Uil politiche territoriali in Italia sono 52.459. Veri soci? In realtà spesso si tratta di commesse, una o due, che vengono messe a gestire un negozio in francising di grande catene. Piccoli punti vendita con nessuna autonomia. Così dietro la «vetrina» del socio c´è un lavoratore dipendente che riscuote gli utili, se ci sono, e guadagna (erogati come anticipo sugli utili) meno di 1.000 euro al mese. In compenso ha il diritto di vedere i bilanci. </p>
<p>5)<br />
Lavoretti porta a porta e colf<br />
ma anche le lezioni private </p>
<p>Voucherista - Rischia di essere il gradino più basso della scala dei lavoratori precari. In Italia dal 2008 al 2011 sono stati venduti 28 milioni di voucher , si calcola che abbiano alimentato circa 5.000 posizioni del cosiddetto lavoro accessorio. Il datore di lavoro compra un voucher o buono lavoro anche dal tabaccaio, il costo comprende anche la copertura previdenziale e assicurativa. Se il compenso non supera i 5.000 euro annui può utilizzarlo per pagare alcune categorie di lavoratori che possono incassarlo alle poste. In prima linea proprio gli studenti sotto i 25 anni, che possono lavorare anche il sabato o la domenica. Le attività? Giardinaggio, turismo e servizi, collaborazioni domestiche, insegnamento privato, consegna porta a porta. Strumento nato per favorire i lavoretti degli studenti rischia di diventare una nuova forma di lavoro. Non tra i migliori. </p>
<p>6)<br />
Una carriera per la ricerca<br />
che però non decollerà mai    </p>
<p>Assegnista - La strada, a prima vista, sembrerebbe quella di una carriera di alto livello, nella ricerca o nello sviluppo del capitale umano. Per accedevi bisogna essere laureati o dottori di ricerca, con buoni voti ed un ottimo curriculum. Si trova posto in una università, in molti enti pubblici, all´Asi o all´Enea. Ma dalla libera ricerca al lavoro subordinato il passo è breve. L´attività dovrebbe essere continuativa, condizionata ad un progetto di studio, svolgersi in piena autonomia e senza orario di lavoro. Ma spesso accade che gli assegnisti vengano inseriti nella didattica o nella organizzazione produttiva. Così questi 40 mila (tanti sono in Italia) lavorano per i quattro anni previsti dal contratto, possono contare di essere rinnovati per altri quattro. Ma il futuro è assai incerto e non bastano a renderlo più roseo i 16 mila euro lordi annui che guadagnano.</p>
<p>7)<br />
Aspetta l'sms dell´agenzia<br />
tre o sei mesi e di nuovo a casa    </p>
<p>"Panchinaro"     - Aspetta che arrivi sul cellulare l´sms dell´agenzia di lavoro interinale. Sta in panchina. Se è fortunato sarà ingaggiato per tre o sei mesi, prenderà contributi e coperture previdenziali (sempre troppo poche per precostituirsi un futuro) e poi tornerà a casa ad attendere che vibri nuovamente il cellulare come fanno i suoi 449 mila colleghi che in Italia condividono la sua stessa condizione. Sta un po´ meglio il suo collega assunto a tempo indeterminato dall´agenzia di lavoro interinale: lo stipendio è garantito, anche i contributi e le assicurazioni. Ma il suo è uno stato di nomade: tornitore, saldatore, carpentiere, esperto informatico. Nessuna azienda dove radicarsi, e dove vivere la monotonia del posto fisso. Un modello che non ha neanche un grande successo: in Italia i lavoratori a chiamata sono circa 100 mila.</p>
<p><img alt="Ricerca" src="/system/article_image_files/483/large/Ricerca.png?1329075222" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Finte partite Iva, soci e falsi progetti i sette contratti che sfruttano i giovani &amp;body=http://politichegiovanili.it/news/finte-partite-iva-soci-e-falsi-progetti-i-sette-contratti-che-sfruttano-i-giovani"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/finte-partite-iva-soci-e-falsi-progetti-i-sette-contratti-che-sfruttano-i-giovani&amp;t=Finte partite Iva, soci e falsi progetti i sette contratti che sfruttano i giovani " target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Finte partite Iva, soci e falsi progetti i sette contratti che sfruttano i giovani  http://politichegiovanili.it/news/finte-partite-iva-soci-e-falsi-progetti-i-sette-contratti-che-sfruttano-i-giovani" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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      <title>1,5 milioni di Euro in contributi alle associazioni giovanili ed ai centri giovani | Comunicati stampa | Servizio stampa | Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige</title>
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        <![CDATA[<p>1,5 milioni di Euro in contributi alle associazioni giovanili ed ai centri giovani</p>
<p>Articolo<br />
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Audio<br />
Come ricorda il vicepresidente della Provincia Christian Tommasini: "Non abbiamo tagliato i contributi alle associazioni giovanili ed ai centri giovani: il Dipartimento cultura italiana ne ha finanziato l’attività ordinaria con 1,5 milioni di Euro di contributi. Nel 2012 sono previste delle novità".</p>
<p>"Mi sono impegnato anche nel 2012, nonostante i tagli, a non ridurre le risorse per le attività dell’associazionismo in considerazione del ruolo strategico che associazioni e centri giovanili svolgono", così si esprime il vicepresidente della Provincia Christian Tommasini in una lettera rivolta ai presidenti di associazioni e centri giovanili di lingua italiana.<br />
Tra le novità messe a disposizione per il 2012 elencate da Tommasini, ricordando come la professionalità degli operatori giovanili sia importantissima e una caratteristica del sistema associativo locale, vi è la prosecuzione del percorso formativo a cura dell’Università di Bolzano e l’approfondimento sulle politiche giovanili e le buone pratiche con un focus sui modelli gestionali che permettono di ampliare il bacino di utenza delle strutture giovanili. Nel 2012, inoltre, gli uffici del Dipartimento cultura italiana proveranno ad organizzare un momento di condivisione del percorso formativo anche con i direttivi delle associazioni.<br />
Nel 2012 sarà offerto nuovamente il catalogo di proposte costruito a partire dalle buone pratiche realizzate dalle singole associazioni giovanili, che ha dimostrato di valorizzare la progettualità dei centri e di garantire a tutte le associazioni la possibilità di accedere a proposte di qualità senza oneri di tipo amministrativo.<br />
Gli uffici stanno, inoltre, lavorando all’organizzazione di un servizio di consulenza giuridico-amministrativa che possa tenere periodicamente informati i presidenti di associazioni e centri giovanili sulle nuove disposizioni di legge; il servizio è inteso quale punto di riferimento per la risoluzione dei tanti problemi di natura giuridica, fiscale e amministrativa che si presentano nella attività associativa.</p>
<p><img alt="Schermata_2012-02-12_a_20" src="/system/article_image_files/482/large/Schermata_2012-02-12_a_20.23.15.png?1329074481" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=1,5 milioni di Euro in contributi alle associazioni giovanili ed ai centri giovani | Comunicati stampa | Servizio stampa | Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/1-5-milioni-di-euro-in-contributi-alle-associazioni-giovanili-ed-ai-centri-giovani-comunicati-stampa-servizio-stampa-provincia-autonoma-di-bolzano-alto-adige"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/1-5-milioni-di-euro-in-contributi-alle-associazioni-giovanili-ed-ai-centri-giovani-comunicati-stampa-servizio-stampa-provincia-autonoma-di-bolzano-alto-adige&amp;t=1,5 milioni di Euro in contributi alle associazioni giovanili ed ai centri giovani | Comunicati stampa | Servizio stampa | Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=1,5 milioni di Euro in contributi alle associazioni giovanili ed ai centri giovani | Comunicati stampa | Servizio stampa | Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige http://politichegiovanili.it/news/1-5-milioni-di-euro-in-contributi-alle-associazioni-giovanili-ed-ai-centri-giovani-comunicati-stampa-servizio-stampa-provincia-autonoma-di-bolzano-alto-adige" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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      <title>Schio. Politiche giovanili &#8220;uniche&#8221; per l&#8217;Alto Vicentino, via libera unanime in Consiglio comunale</title>
      <link id="543">/news/schio-politiche-giovanili-uniche-per-lalto-vicentino-via-libera-unanime-in-consiglio-comunale</link>
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        <![CDATA[<p>Schio. Politiche giovanili “uniche” per l’Alto Vicentino, via libera unanime in Consiglio comunale<br />
MARTEDÌ 07 FEBBRAIO 2012 13:36   </p>
<p>E' stata approvata ieri sera all'unanimità dal Consiglio comunale di Schio la Convenzione per le politiche giovanili nell'Alto Vicentino. La rete, che nasce dalla necessità di perseguire un rafforzamento delle sinergie intercomunali anche in vista di possibili future opportunità nel campo dei servizi associati, coinvolgerà assieme a Schio i Comuni di Malo, Marano Vicentino, Monte di Malo, Piovene Rocchette, Santorso, San Vito di Leguzzano, Torrebelvicino e Valli del Pasubio.<br />
La convenzione, che avrà una durata triennale con possibilità di rinnovo, ha come oggetto la condivisione delle politiche giovanili nel territorio e la sperimentazione della gestione in forma associata del relativo servizio. “Dal 2005 è operativa la Rete per le Politiche Giovanili dell'Alto Vicentino, finalizzata a costruire sinergie nell'ambito delle iniziative rivolte alle nuove generazioni - ha spiegato l'assessore Stefano Pento - Nata come strumento per coordinare, razionalizzare e rendere più efficaci le azioni, la Rete vive oggi una fase di difficoltà legata in primo luogo alla scarsità di risorse disponibili. In questo contesto, attuare delle scelte e degli interventi comuni sembrano gli unici strumenti utili a ricercare fondi. E' fondamentale quindi attuare nuove strategie e condividere il ruolo delle politiche rivolte ai giovani dell'intero territorio, in quanto i nostri giovani vivono già i nove Comuni come un territorio senza confini”.<br />
Come si legge nella convenzione tra gli obiettivi della Rete per le politiche giovanili dell’Alto Vicentino figurano: “Mantenere e rafforzare la condivisione delle iniziative e della programmazione delle politiche giovanili  tra i comuni coinvolti; ottimizzare l’impiego di risorse (umane, economiche, di strutture e di servizi) destinate a tali politiche; partecipare a bandi di finanziamento promossi da enti ed istituzioni; procedere alla ricerca di ulteriori fondi per sviluppare iniziative a favore dei giovani; realizzare iniziative comuni a favore dei giovani; sviluppare la Rete attraverso nuove partnership; sperimentare la gestione associata del servizio ‘giovani’ afferente alla funzione fondamentale del settore sociale e del settore culturale, individuando nel Tavolo Tecnico le competenze e funzioni spettanti all'ufficio unico”.</p>
<p>di Redazione online</p>
<p><img alt="Best_practice" src="/system/article_image_files/481/large/Best_practice.png?1329073674" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Schio. Politiche giovanili “uniche” per l’Alto Vicentino, via libera unanime in Consiglio comunale&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/schio-politiche-giovanili-uniche-per-lalto-vicentino-via-libera-unanime-in-consiglio-comunale"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/schio-politiche-giovanili-uniche-per-lalto-vicentino-via-libera-unanime-in-consiglio-comunale&amp;t=Schio. Politiche giovanili “uniche” per l’Alto Vicentino, via libera unanime in Consiglio comunale" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Schio. Politiche giovanili “uniche” per l’Alto Vicentino, via libera unanime in Consiglio comunale http://politichegiovanili.it/news/schio-politiche-giovanili-uniche-per-lalto-vicentino-via-libera-unanime-in-consiglio-comunale" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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      <title>Contratto a scadenza per otto giovani su dieci</title>
      <link id="541">/news/contratto-a-scadenza-per-otto-giovani-su-dieci</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Contratto a scadenza per otto giovani su dieci<br />
I collaboratori iscritti all'Inps sono 800 mila: reddito medio 8.023 euro</p>
<p>«Prima ci danno degli "sfigati" (il viceministro Michel Martone, ndr; ). Adesso dei «monotoni». Eh no, il governo sta davvero esagerando». A parlare è Antonio De Napoli, il portavoce del Forum dei giovani, lo stesso che venne «consultato» da Monti nella fase di formazione dell'esecutivo. «Prendersela con noi non ha senso - continua Napoli -. E comunque i giovani l'hanno capito da un pezzo che il posto fisso è noioso. Perché il governo non lo spiega anche alle banche che non ci danno il mutuo? O ai proprietari che non ci affittano la casa se prima non vedono il contratto a tempo indeterminato?».<br />
«I giovani devono abituarsi a non avere un posto di lavoro nella vita: diciamo anche, che monotonia averlo per tutta la vita. E' bello cambiare...», ha detto mercoledì il presidente del Consiglio, Mario Monti, dagli schermi di Canale 5. I diretti interessati non apprezzano. E rilanciano: «Non abbiamo nessun attaccamento particolare al posto fisso», assicura De Napoli. Però: «Primo, il lavoro ci deve essere, mentre al momento se perdi il posto l'alternativa è la disoccupazione». Secondo: «La mentalità i giovani l'hanno cambiata da un pezzo. Certo, vorrebbero poter aspirare a lavori pagati il giusto e con un minimo garantito di diritti».<br />
De Napoli ha anche il dubbio che il messaggio di Monti sia stato inviato a nuora (i giovani) perché suocera intenda (gli «anziani» che il posto fisso ce l'hanno e se lo tengono stretto). Ma tant'è, questa è solo una supposizione. </p>
<p>Come negli anni Ottanta<br />
E' una certezza, invece, la situazione degli under24 come descritta dai dati Istat. Tasso di disoccupazione che sfiora il 30 per cento (al Sud si arriva al 40). I ragazzi che hanno studiato avvantaggiato rispetto agli altri. Tanto che, sempre tra i 15 e i 24 anni, il tasso di disoccupazione dei laureati è del 19,5% contro il 28,5% di chi ha solo la licenza media (dati riferiti al terzo trimestre 2011). E le ragazze penalizzate più dei coetanei.<br />
Se poi si guarda la serie storica dei tassi di disoccupazione dei 15-24enni dagli anni '70 a oggi, si scopre che in passato siamo stati anche peggio. Percentuali addirittura superiori al 30% negli anni '80. Stabilità poco al di sotto di questa soglia nei 90. E poi la situazione che è andata via via migliorando dal 2000 in poi.<br />
«Non vorrei che questo ci portasse a concludere che la condizione dei giovani oggi non sia poi così grave. Perché invece ci deve preoccupare, eccome», analizza Carlo Dell'Aringa, docente di Economia politica all'università Cattolica di Milano. Uno che quando è stato formato il nuovo governo ha «rischiato» di trovarsi al posto di Elsa Fornero, l'attuale ministro del Lavoro. «E' vero, i tassi di disoccupazione giovanile anche in passato sono stati molto elevati. Poi si sono ridotti grazie anche alle flessibilità introdotte prima dal pacchetto Treu (1997) e poi dalla legge Biagi (2003). Oggi, però, assistiamo a un nuovo forte incremento. Che va di pari passo con un'alta percentuale di giovanissimi che non studiano e non lavorano».</p>
<p>I 700 mila stagisti<br />
Che fare? Secondo Dell'Aringa bisogna aggredire «il bubbone». Che poi sarebbe «l'abuso di contratti di lavoro autonomo falsi, che non sono altro che lavoro dipendente camuffato». «Sia chiaro - precisa il professore - i contratti a termine, l'apprendistato, la somministrazione (il vecchio lavoro in affitto, ndr; ) vanno benissimo. Bisogna eliminare la vera precarietà, quella dove non esistono diritti e la retribuzione è misera».<br />
Quanti sono i precari in Italia esattamente non lo sa nessuno perché i dati non ci sono. Limitiamoci allora alle stime, che almeno danno un'idea. Secondo la «Repubblica degli stagisti», i tirocinanti in Italia sono 700 mila (di cui 200 mila negli studi professionali di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro...). «Un'indagine Isfol dice che più della metà non può contare nemmeno su un rimborso spese. E quelli che alla fine conquistano un contratto di qualunque tipo sono soltanto il 13%», fotografa Eleonora Valtolina, direttore della testata on line. I collaboratori iscritti all'Inps sono circa 800 mila (dati 2009). Di questi oltre 500 mila hanno un solo committente e guadagnano meno di 8.023 euro l'anno. Poi bisognerebbe aggiungere le false partite Iva. «Quelle iscritte all'Inps nel 2009 erano 237 mila di cui il 71% non svolgeva attività concorrenti», aggiunge un tassello Ilaria Lani, responsabile politiche giovanili della Cgil. Pensare che tutti questi precari siano «giovani» può forse andare bene per gli stagisti, non certo per gli altri. Secondo uno studio Ires Cgil, infatti, l'età media dei collaboratori supera i trent'anni. Certo, se sei giovane non puoi scegliere: otto ragazzi su dieci entrano sul mercato del lavoro con un contratto a scadenza. In Lombardia solo il 7% dei neolaureati può contare subito sul tempo indeterminato.</p>
<p>Quanto vale la laurea?<br />
Come si diceva all'inizio, i giovani laureati stanno un po' meglio rispetto ai coetanei che non hanno frequentato le aule universitarie. Ma la laurea in Italia vale meno che negli altri Paesi europei. Sia sul fronte della retribuzione: «Chi esce dall'università in Germania è pagato il doppio», fa notare Anna Soru, presidente di Acta, associazione dei consulenti del terziario avanzato. Sia per quanto riguarda la possibilità di trovare un lavoro: «In molti Paesi europei i laureati hanno tassi di disoccupazione in proporzione molto più bassi rispetto ai nostri», ricorda Dell'Aringa. Cosa non va con i nostri laureati? «La struttura produttiva ne richiede meno - risponde il docente della Cattolica -. Poi ci sono quelli che scelgono le facoltà sbagliate perché orientati male. Infine manca un'offerta formativa post diploma di tipo tecnico professionale. Quello che servirebbe davvero al nostro sistema di piccole e medie imprese». All'elenco bisognerebbe aggiungere altro. Servizi per l'impiego riformati solo sulla carta. Politiche attive più di nome che di fatto. Mancanza di presa in carico dei singoli. «In Danimarca ti pagano il sussidio di disoccupazione per quattro anni. Per due in Germania - esemplifica dell'Aringa -. Ma poi c'è un addetto del collocamento che ti sta col fiato sul collo, ti chiama ogni settimana per verificare se hai fatto colloqui. E ti propone un corso se vede che non sei all'altezza delle richieste del mercato». A questo punto sorge un dubbio. Non sarà che le ricette di cui si sta discutendo - dal colpo di spugna sull'articolo 18 alla riforma dei contratti - da sole non basteranno a risolvere il problema?</p>
<p>Rita Querzé<br />
rquerze@corriere.it</p>
<p><img alt="Schermata_2012-02-06_a_00" src="/system/article_image_files/479/large/Schermata_2012-02-06_a_00.46.42.png?1328485437" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Contratto a scadenza per otto giovani su dieci&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/contratto-a-scadenza-per-otto-giovani-su-dieci"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/contratto-a-scadenza-per-otto-giovani-su-dieci&amp;t=Contratto a scadenza per otto giovani su dieci" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Contratto a scadenza per otto giovani su dieci http://politichegiovanili.it/news/contratto-a-scadenza-per-otto-giovani-su-dieci" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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      <title>&#8220;Laureato a 28 anni? Sei uno sfigato!&#8221;. Parola del viceministro Michel Martone</title>
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        <![CDATA[<p>“Laureato a 28 anni? Sei uno sfigato!”. Parola del viceministro Michel Martone<br />
"Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali...", spiega nella prima uscita pubblica il titolare delle politiche giovanili. Protagonista di una brillante carriera. E figlio di Antonio, ex presidente dell'Autorità garante sul diritto di sciopero, magistrato in pensione, dopo un pranzo con Verdini...</p>
<p>Anche il più sobrio ed elegante dei governi, e quello presieduto da Monti di sicuro lo è, può avere le sue cadute. Di stile. E non soltanto. Della scivolata si incarica Michel Martone. Il viceministro del Lavoro, già consulente di Renato Brunetta e membro della Fondazione Craxi, ha dichiarato testualmente: «Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perchè vuol dire che almeno hai fatto qualcosa».<br />
POLITICO RAGAZZINO – Ora, va bene che Martone ha soltanto 38 anni, e quindi è praticamente un ragazzo, per i nostri usi e costumi politici. Però, onestamente, la sua prosa assomma una serie di stilemi gergali, pre-adolescenziali, che non si addicono a un esponente dell’esecutivo. E la forma, si sa, è sostanza. Ma c’è di più. C’è di peggio.<br />
CURRICULUM DI PRIM’ORDINE – C’è che il viceministro, nonostante il suo invidiabile curriculum universitario (professore ordinario a 29 anni, autore di numerosi libri in materia di diritto del lavoro), si trova in una posizione sgradevole e sospetta, in tempi di caccia alle streghe, pardon, alla Casta. È un figlio di papà, per dirla con il suo linguaggio giovanilistico. Il padre Antonio, è un magistrato in pensione di alto profilo. Avvocato generale in Cassazione, presidente dell’Associazione nazionale magistrati e dell’Autorità garante sul diritto di sciopero. Una carriera di primo piano. Con una brusca conclusione. Causata da quel pranzo a casa di Denis Verdini, il coordinatore del Pdl, accusato di aver creato la loggia P3. Non per far facili insinuazioni, ma tutto lascia credere che l’enfant prodige Michel, con cotanto coté,  non abbia trovato la strada sbarrata da particolari ostacoli, nella sua irresistibile scalata.<br />
UN MINISTRO INGOMBRANTE – Ecco perché sarebbe stato più prudente e intelligente, più sobrio, in una parola, astenersi da questo anatema contro i fuoricorso. Che magari a volte saranno pure dei fannulloni. Ma molte altre sono soltanto ragazzi che non sanno cosa fare da grandi, in un Paese che chiude tutte le porte ai suoi giovani. L’unica spiegazione è che il brillante Martone si senta un po’ stretto e frustrato nei panni del vice di un ministro debordante e ingombrante. Elsa Fornero ha preso tutto, a lui sono rimaste le deleghe all’occupazione giovanile, le relazioni industriali, le politiche del lavoro. E un forte desiderio di visibilità…<br />
LE REPLICHE - Puntuali le reazioni. «Ci sentiamo in diritto e anzi in dovere, di far presente al ministro Martone che i messaggi culturali positivi, su cui, per altro, siamo pienamente d’accordo, sono ben lontani dall’assegnazione del bollo di sfigato a chi non si laurea entro i 28 anni», spiega Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. «È fuori luogo che un ministro della Repubblica si erga a giudice di chi tarda a conseguire la laurea, perchè magari ha un posto di lavoro da conservare gelosamente, vista la situazione nera nel nostro Paese». Indignati gli universitari italiani. «Invitiamo il viceministro Martone ad informarsi sulla situazione del sistema università nel nostro Paese, prima rilasciare simili dichiarazioni. Se conoscesse la realtà studentesca, non si sognerebbe neanche di fare certe affermazioni», protesta Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari italiani.<br />
Massimo Laganà </p>
<p><img alt="Schermata_2012-01-30_a_00" src="/system/article_image_files/477/large/Schermata_2012-01-30_a_00.10.09.png?1327879291" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=“Laureato a 28 anni? Sei uno sfigato!”. Parola del viceministro Michel Martone&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/laureato-a-28-anni-sei-uno-sfigato-parola-del-viceministro-michel-martone"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/laureato-a-28-anni-sei-uno-sfigato-parola-del-viceministro-michel-martone&amp;t=“Laureato a 28 anni? Sei uno sfigato!”. Parola del viceministro Michel Martone" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=“Laureato a 28 anni? Sei uno sfigato!”. Parola del viceministro Michel Martone http://politichegiovanili.it/news/laureato-a-28-anni-sei-uno-sfigato-parola-del-viceministro-michel-martone" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    <item>
      <title>Una &#8220;Call for chapter&#8221; sulle politiche giovanili</title>
      <link id="537">/news/una-call-for-chapter-sulle-politiche-giovanili</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Una “Call for chapter” sulle politiche giovanili<br />
Inserito da Fondazione in data 19 gen 2012 - categoria: Giovani, Primo piano | 0 commenti</p>
<p>Call for chapter submission “Condizione giovanile, rischi sociali e politiche pubbliche”<br />
Deadline for abstract submission: 10 marzo 2012</p>
<p>L’attenzione nei confronti delle giovani generazioni è andata crescendo in questi ultimi anni anche a seguito dalla crisi economica, che ha inasprito le difficoltà che caratterizzano il percorso di transizione alla vita adulta.</p>
<p>A un incremento dei vincoli che regolano l’ingresso nel mondo del lavoro si accompagnano una crescente precarizzazione, retribuzioni più basse, tutele inferiori e un valore atteso delle pensioni più basso rispetto alla precedente generazione. A ciò si aggiunga l’elevato costo dei servizi abitativi e l’assenza di politiche per l’affitto che rendono più complessa l’uscita dalla famiglia di origine.</p>
<p>Questo quadro si inserisce in un sistema di welfare, quello italiano, da sempre poco generoso verso i giovani e privo di sistemi universali di protezione. È ancora la famiglia, dunque, a caratterizzarsi come il principale ammortizzatore sociale, con evidenti ricadute sul sistema delle disuguaglianze sociali.</p>
<p>L’attenzione del dibattito scientifico a questi temi sta diventando progressivamente più elevata. Tuttavia restano ancora pochi gli studi multidisciplinari in grado di restituire la complessità del fenomeno, così come sono carenti le ricerche che si occupano di indagare la risposta delle politiche pubbliche al complesso mix di problemati brevemente richiamato.</p>
<p>La struttura del volume e i temi<br />
La Fondazione Volontariato e Partecipazione, che da alcuni anni si occupa di politiche per le giovani generazioni, intende proporre un progetto editoriale con l’obiettivo di incrementare il dibattito scientifico sul tema della transizione alla vita adulta attraverso i contributi di ricercatori junior e senior provenienti da diversi ambiti della ricerca sociologica, della scienza politica, dell’economia, della demografia, e  quelli di attori del territorio che lavorano o si occupano di criticità della condizione giovanile (come sindacati, soggetti del terzo settore, ecc..).<br />
Il volume, curato dalle dott.sse Giulia Cordella e Sara Masi, sarà edito da Carocci nel 2012 e si strutturerà come segue:</p>
<p>PARTE 1<br />
La prima parte sarà finalizzata ad analizzare in profondità le criticità e i rischi sociali che interessano la condizione del giovane adulto nel suo percorso di transizione verso l’autonomia, concentrandosi in particolare sul lavoro, sull’istruzione, sulla formazione e sull’abitare.</p>
<p>PARTE 2<br />
La seconda parte del volume sarà dedicata all’analisi di politiche pubbliche di supporto alla transizione alla vita adulta e si interrogherà su come le politiche – nazionali o locali o di altri contesti europei – si stiano attrezzando per far fronte alle criticità della condizione giovanile sopra richiamate.<br />
Saranno prese in considerazione sia analisi di singole misure che, preferibilmente, analisi di tipo comparativo. In entrambi i casi saranno particolarmente apprezzati contributi che si soffermeranno su quegli elementi di innovazione riguardanti, ad esempio, il coinvolgimento dei destinatari, le misure approvate, gli attori coinvolti, le forme di finanziamento.</p>
<p>Sono benvenuti contributi appartenenti a diversi settori disciplinari e che affrontino tematiche diverse, concentrandosi, in particolare, su alcune macro-aree:</p>
<ul>
<li>ingresso nel mondo del lavoro, precarizzazione e proposte di riforma;</li>
<li>differenze e disuguaglianze tra giovani in termini di genere ed appartenenza etnica;</li>
<li>effetti delle disuguaglianze di origine sociale nelle traiettorie educative e nei percorsi di transizione scuola-lavoro;</li>
<li>mutamenti  demografici (in particolare quei contributi in grado di mettere in luce gli effetti del fenomeno del degiovanimento);</li>
<li>condizioni abitative e uscita dalla famiglia di origine;</li>
<li>prospettive pensionistiche e impatto delle riforme;</li>
<li>disuguaglianze intergenerazionali;</li>
<li>evoluzione delle politiche giovanili.<br />
I contributi saranno selezionati attraverso la presentazione di un abstract di massimo 2000 battute, da inviare entro il 10 marzo 2012 al seguente indirizzo: info@volontariatoepartecipazione.eu , indicando nell’oggetto “Abstract condizione giovanile e politiche pubbliche ” . Sarà inoltre necessario indicare se il contributo è stato pensato per la parte di analisi della condizione giovanile (Parte I) o se  presenta piuttosto un’analisi di policy o sistemi di policy (PARTE II).</li>
</ul>
<p>I contributi accettati saranno selezionati entro il 20 marzo (verrà data comunicazione sul sito www.volontariatoepartecipazione.eu e ai candidati vincitori).</p>
<p>La consegna della prima bozza dei capitoli è prevista per il 20 maggio 2012.<br />
Per chiarimenti, informazioni o richieste specifiche si prega di contattare la dott.ssa Giulia Cordella:<br />
g.cordella@volontariatoepartecipazione.eu</p>
<p><img alt="Schermata_2012-01-26_a_23" src="/system/article_image_files/475/large/Schermata_2012-01-26_a_23.38.53.png?1327617387" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Una “Call for chapter” sulle politiche giovanili&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/una-call-for-chapter-sulle-politiche-giovanili"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/una-call-for-chapter-sulle-politiche-giovanili&amp;t=Una “Call for chapter” sulle politiche giovanili" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Una “Call for chapter” sulle politiche giovanili http://politichegiovanili.it/news/una-call-for-chapter-sulle-politiche-giovanili" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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      <title>Youth opportunities: un impegno europeo per i giovani | Programmi comunitari</title>
      <link id="535">/news/youth-opportunities-un-impegno-europeo-per-i-giovani-programmi-comunitari</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Youth opportunities: un impegno europeo per i giovani<br />
La Commissione europea ha adottato l'iniziativa 'Youth Opportunities' per invitare gli stati membri a seguire tre precisi indirizzi per fronteggiare l'emergenza occupazionale giovanile:</p>
<ul>
<li>prevenire  l'abbandono scolastico;</li>
<li>aiutare i più giovani a sviluppare degli skill spendibili nel mercato del lavoro;</li>
<li>assicurare ai giovani l'ingresso nel mondo del lavoro con un profilo adeguato,   attraverso work experience e training on the job.<br />
La Commissione ha inoltre sollecitato gli stati membri ad un impiego più efficace delle risorse del Fondo Sociale Europeo: ben 30milioni di euro sul totale stanziato, infatti, non sono stati ancora investiti per realizzare progetti concreti.<br />
A completamento delle risorse FSE, la Commissione ha promosso un set di azioni finanziate in via diretta da fondi europei:<br />
•  4 milioni di euro per creare sistemi di garanzia a favore dei giovani ed assicurare che entro tre mesi dalla conclusione dei percorsi scolastici tutti trovino un'occupazione o seguano un percorso di istruzione o di formazione;<br />
•  1.3 milioni di euro per l'attivazione di percorsi di apprendistato, finanziati attraverso le risorse del Fondo sociale europeo. Un ulteriore finanziamento del 10% sarà reso disponibile a partire dalla fine del 2013. L'obiettivo è attivare 370.000 nuovi contratti di apprendistato;<br />
• 3 milioni di euro di assistenza tecnica sul FSE saranno dedicati alla creazione di modelli di supporto all'imprenditoria giovanile e alla creazione di giovani imprese sociali;<br />
• destinazione di gran parte dei fondi al placement in azienda, con un target di almeno 130.000 assunzioni entro il 2012 mediante i programmi ERASMUS e Leonardo da Vinci;<br />
• assistenza finanziaria a 5.000 giovani nel 2012-2013 per trovare lavoro in un altro stato membro, mediante l'iniziativa "Your first EURES job";<br />
• rinforzare il budget per il volontariato europeo, creando almeno 10.000 nuove opportunità di volontariato entro il 2012;<br />
• presentare entro il 2012 delle linee guida sui tirocini di qualità;<br />
• assicurare almeno 600 ulteriori scambi dedicati agli imprenditori, da realizzare nell'ambito del programma Erasmus nel corso del 2012.definiranno ulteriori misure dedicate ai giovani, in vista della futura programmazione FSE 2014-2020.</li>
</ul>
<p><img alt="Schermata_2012-01-26_a_09" src="/system/article_image_files/473/large/Schermata_2012-01-26_a_09.04.31.png?1327565010" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Youth opportunities: un impegno europeo per i giovani | Programmi comunitari&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/youth-opportunities-un-impegno-europeo-per-i-giovani-programmi-comunitari"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/youth-opportunities-un-impegno-europeo-per-i-giovani-programmi-comunitari&amp;t=Youth opportunities: un impegno europeo per i giovani | Programmi comunitari" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Youth opportunities: un impegno europeo per i giovani | Programmi comunitari http://politichegiovanili.it/news/youth-opportunities-un-impegno-europeo-per-i-giovani-programmi-comunitari" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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      <title>Generazione Tuareg: la (possibile) vita precaria nel deserto di opportunit&#224; | La ventisettesima ora</title>
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        <![CDATA[<p>Non guardano più al lavoro temporaneo come una maledizione, spendono in tecnologia all’avanguardia. Utilizzata con furbizia<br />
di Isidoro Trovato</p>
<p>Da qualche anno in Italia vive una generazione Tuareg, giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni, ragazzi che hanno imparato a muoversi nel deserto dell’assenza di punti di riferimento (politici e ideologici), con poca acqua (denaro) e poche certezze per il futuro. Li vede così, con abile intuizione, nel suo libro («Generazione Tuareg») Francesco Delzìo, ex direttore dei Giovani di Confindustria, che li descrive come una tribù che si sposta su territori sconfinati senza le bussole che avevano guidato i padri e nonni e che per sopravvivere fa proprio come i Tuareg, affronta il deserto in gruppo superando l’iper individualismo di fine Novecento.<br />
E allora proviamo a quantificarla e a distinguerla questa tribù.</p>
<p>In Italia ci sono i circa due milioni di persone che non studiano, non lavorano e non svolgono alcuna attività formativa. Poi ci sono i lavoratori che non hanno un contratto a tempo indeterminato (sono 3 milioni 700 mila, pari a circa il 16% della forza lavoro): ci stanno dentro i contratti a termine, i part time, i collaboratori e le partite Iva. Non tutti sono compresi nella fascia di età tra i 24 e i 35 anni, quest’ultimi infatti (come ci ha già spiegato Sergio Rizzo sul Corriere) sono quelli a rischio di una pensione da «fame» considerato che chi avrà passato 40 anni da precario percepirà (secondo uno studio del Cerp di Torino) una pensione media di 7.303 euro lordi l’anno, cioè, 608 euro al mese. Un’ipotesi non del tutto remota visto che tra novembre 2007 e novembre 2011 il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è salito di 10,1 punti molto più che nell’Eurozona.</p>
<p>In un simile contesto però i giovani Tuareg italiani si attrezzano per sopravvivere: sanno benissimo che le banche non concederanno un mutuo per l’acquisto di una casa e loro non la comprano. A parte quelli che hanno la possibilità di un sostanzioso aiuto dai familiari, i giovani scelgono case in affitto, in linea con la loro carriera precaria e nomade. Molti di questi ragazzi infatti studiano, alcuni di loro vanno all’estero, si specializzano, si muovono. La mobilità è un elemento comune anche a chi non studia: per cercare lavoro i giovani (soprattutto quelli del centro-Nord) si muovono con maggiore facilità. Chi invece non vuole andar via accetta lavori precari e temporanei.</p>
<p>«Negli ultimi tre anni le opportunità per i giovani sono cresciute soprattutto nel lavoro a tempo determinato — spiega Federico Vione, presidente di Assolavoro e amministratore delegato di Adecco, uno dei player mondiali del lavoro somministrato — ma è la mentalità stessa dei giovani a essere cambiata: io sono in Adecco da 14 anni e mi accorgo che le nuove generazioni non guardano più al lavoro temporaneo come una maledizione, lo accettano sapendo che non sarà quello definitivo, magari perché hanno già in mente un loro percorso professionale. Inoltre c’è una grande disponibilità a muoversi, non solo su territorio italiano ma anche all’estero e questo è sicuramente un segnale incoraggiante».</p>
<p>Forse un po’ meno incoraggiante è la prospettiva per chi pensa all’acquisto di una casa. Secondo i dati di un’indagine condotta da Mutui.it il 24% di chi chiede un mutuo prima casa non ha ancora 30 anni ma la difficoltà arriva al momento di ottenere il finanziamento: nemmeno il 5% delle loro richieste verrà accolto.</p>
<p>«Lo stereotipo del bamboccione è, appunto, solo un cliché — afferma Alberto Genovese, amministratore delegato di Mutui.it —. I giovani avrebbero tantissima voglia di crescere e acquisire indipendenza;</p>
<p>l’interesse degli under 30 per i mutui è elevato e tangibile, ma non sempre può, purtroppo, trasformarsi in un’azione concreta. La mancanza di contratti di lavoro stabili, la difficoltà di trovare un garante o un cointestatario del mutuo e l’indisponibilità di un profilo creditizio affidabile rappresentano le motivazioni principali di questo freno alla concessione del finanziamento» .</p>
<p>Se l’acquisto della casa diventa problematico (specie con i chiari di luna dell’accesso al credito di questi tempi) anche le altre forme di pagamento dilazionato non funzionano. Lo conferma la crisi profonda che investe le società di credito al consumo: il pagamento a rate non basta più. Nemmeno per acquistare le automobili.</p>
<p>E allora i Tuareg come si muovono. Cosa comprano?</p>
<p>Elettronica innanzitutto. I dati della grande distribuzione ci dicono che i giovani non rinunciano allo strumento più avanzato sul mercato: Ipad, smartphone, tablet, il 70% dei piccoli risparmi viene investito su tecnologia all’avanguardia. Utilizzata con furbizia. Del resto, si sopravvive nel deserto solo se si conoscono certi trucchi e si ha in testa la mappa delle oasi dove trovare ristoro. E anche l’elettronica può avere i suoi risvolti «salva-vita»: i ragazzi telefonano con tariffe agevolate, usano skype e wazzup per parlare e messaggiare senza spendere. Usano i social network e i forum per raccogliere informazioni (anche di tipo pratico). Sostituiscono i ristoranti con gli aperitivi, sacrificano le grandi marche alimentari (tranne che per i prodotti cult) e scelgono gli hard discount, fanno vacanze last minute e sono diventati dei veri «cercatori di offerte low cost» al punto che spesso la stessa destinazione per le vacanze è scelta solo in base alla tariffa più conveniente. Per l’abbigliamento invece, i più sofisticati scovano le grandi offerte dell’e-commerce: marchi a prezzi stracciati per chi compra online.</p>
<p>Però il vero problema dei giovani Tuareg non è il presente ma il futuro. Al presente si sono abituati e adeguati, sul futuro ci sono molte più incognite. In una recente indagine condotta da Eurisko sul futuro del paese, il 78% del campione sostiene che le nuove generazioni staranno peggio dei loro genitori. È la prima volta, dal dopoguerra, che una generazione corre un simile rischio, ma l’esito non è ancora scontato.</p>
<p>«Dobbiamo riaccendere la speranza — sostiene Delzio — è questa la grande missione che la storia italiana ha consegnato alla generazione Tuareg. Per progettare un futuro migliore del presente, per mettere in discussione e innovare regole e comportamenti dei padri, per riscoprire il gusto della sfida».</p>
<p>Magari con una nuova classe dirigente formata da giovani che hanno attraversato il deserto</p>
<p><img alt="Schermata_2012-01-23_a_16" src="/system/article_image_files/472/large/Schermata_2012-01-23_a_16.39.33.png?1327333039" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Generazione Tuareg: la (possibile) vita precaria nel deserto di opportunità | La ventisettesima ora&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/generazione-tuareg-la-possibile-vita-precaria-nel-deserto-di-opportunita-la-ventisettesima-ora"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/generazione-tuareg-la-possibile-vita-precaria-nel-deserto-di-opportunita-la-ventisettesima-ora&amp;t=Generazione Tuareg: la (possibile) vita precaria nel deserto di opportunità | La ventisettesima ora" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Generazione Tuareg: la (possibile) vita precaria nel deserto di opportunità | La ventisettesima ora http://politichegiovanili.it/news/generazione-tuareg-la-possibile-vita-precaria-nel-deserto-di-opportunita-la-ventisettesima-ora" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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