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    <title>Politiche Giovanili</title>
    <link>http://politichegiovanili.it/</link>
    <description>Politiche Giovanili</description>
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      <title>Enti locali e welfare: un bilancio amaro - Rassegna.it</title>
      <link id="567">/news/enti-locali-e-welfare-un-bilancio-amaro-rassegna-it</link>
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        <![CDATA[<p>Enti locali e welfare: un bilancio amaro<br />
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Le amministrazioni locali sono in grave sofferenza, con il 63% in meno dei fondi a disposizione da destinare al sociale. E mentre crollano gli investimenti, nel frattempo aumentano le tasse</p>
<p>di Roberto Greco e Lorenzo Rossi Doria</p>
<p>Fondi dimezzati, tasse raddoppiate, investimenti crollati. È amaro e parimenti drammatico l’ultimo bilancio degli enti locali alla voce welfare, come si può evincere dalla dettagliata indagine sui bilanci di previsione dei Comuni, condotta di recente dallo Spi. Le amministrazioni locali sono in grave sofferenza, con molti meno fondi a disposizione da destinare al sociale. Tutto è accaduto nell’arco di un solo anno, il 2011, che si può definire un annus horribilis per la politica sociale del nostro paese. “Una rivoluzione – si legge nel rapporto del sindacato pensionati Cgil – che va letta come la diretta conseguenza della manovra correttiva dell’anno scorso, varata con il decreto legge 78, assieme al provvedimento di attuazione del federalismo municipale (dlgs 23), emanato sempre nei primi mesi del 2011”.</p>
<p>Scorrendo i dati, relativi a 7.537 Comuni (quasi il 95%), emerge un quadro assai preoccupante sull’esercizio da parte delle amministrazioni locali delle proprie funzioni: in particolare di quelle relative alle politiche di sviluppo, agli investimenti e all’erogazione di servizi alla persona e collettivi. La preoccupazione cresce – secondo l’analisi dello Spi – se si tiene conto che, contestualmente, è aumentata la pressione fiscale, senza però portare a un adeguamento della spesa corrente e all’innalzamento del livello di copertura dei servizi. Insomma, a rimetterci è sempre e solo il welfare.</p>
<p>Scendendo nel dettaglio, nel 2011 i fondi nazionali per gli interventi sociali hanno perso il 63% delle risorse stanziate dallo Stato rispetto all’anno precedente. In particolare il fondo per le politiche sociali – che serve a finanziare interventi di assistenza alle persone e alle famiglie – è passato da 929,3 milioni nel 2010 a 273,9 lo scorso anno. Invece è stato cancellato del tutto quello per la non autosufficienza, per cui era previsto uno stanziamento di 400 milioni (in dotazione nel 2010). Drastiche riduzioni sono state operate anche al fondo per le politiche per la famiglia (da 185,3 a 51,5 milioni), a quello per le politiche giovanili (da 94 a 12,8 milioni), a quello per l’infanzia e l’adolescenza (da 30 a 3 milioni) e a quello per il servizio civile (da 299,6 a 110,9 milioni). Inoltre una fortissima riduzione ha riguardato il fondo per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, che porta benefici soprattutto alle persone anziane alle prese con il caro-affitti e la scarsa disponibilità di alloggi ad affitto concordato, passato da 143,8 a 32,9 milioni.</p>
<p>Scomparsi, poi (già dall’anno precedente), il fondo per l’inclusione sociale degli immigrati e i fondi destinati al piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Infine, la scure del governo si è abbattuta sul fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza, la cui dotazione è passata da 299,6 milioni del 2008 a 110,9 del 2011. “Si tratta di un duro colpo alle politiche sociali – rileva lo studio dello Spi –: basti pensare che nel 2009 dei 29.878 volontari avviati in Italia, il 61% (18.238) sono stati impiegati nel settore dell’assistenza”. Alla fine si scopre che il taglio complessivo di tutti i fondi è stato di quasi un miliardo.</p>
<p>Nel contempo, come se non bastasse, le tasse aumentano. La pressione fiscale locale – sottolinea il report Spi – è lievitata addirittura del 100% tra il 2006 e il 2011. Solo l’anno scorso l’incremento è stato mediamente superiore del 10% (nel complesso da 355,5 a 418 euro pro capite), determinato da un maggior gettito derivante dai tributi federalisti, da quello relativo all’addizionale Irpef e da quello riferito alla tassa sui rifiuti solidi urbani. A livello nazionale l’imposta sui redditi è cresciuta dell’11%, mentre la Tarsu del 12. L’Irpef ha subìto aumenti vertiginosi, oltre il 100%, a Marsala, Carrara, Cremona, Lamezia Terme e Imola, ma anche a Roma (+82,5%), Brindisi ( +36,4), Bari (+32) Napoli (+15,6) e Firenze (+15,2); invece la Tarsu registra impennate a Reggio Calabria (+64%), L’Aquila (+53), Catania (+35, 4) e Lecce (+34). In aumento, poi, anche le entrate extratributarie, con una spesa pro capite di 14 euro in più, concentrata soprattutto nei Comuni del Nord-Ovest (+9,4%), del Sud (+8) e in quelli che superano i 50.000 abitanti (+11,3). Invece i proventi dei servizi pubblici (tariffe e compartecipazioni ai costi dei cittadini, multe) hanno ottenuto un +6%. </p>
<p>Il 60% delle risorse delle amministrazioni comunali – rimarca ancora il dossier dello Spi – viene destinato alle funzioni generali di amministrazione, alla spesa per il personale e, più in generale, al mantenimento dei costi della politica; la spesa per il welfare si attesta, al contrario, al 30% del totale e concerne servizi sociali, politiche culturali, istruzione, sport e tempo libero. Tale voce ha subìto una flessione dell’1% rispetto al 2010, pari a una contrazione di risorse di 252 milioni. Nei Comuni del Centro Italia la spesa per il welfare è diminuita del 2,3%, rappresentando il 30,6 della spesa sociale; in quelli del Sud, invece, il calo è stato dello 0,9, ma in questo caso rappresenta solo il 22,5%. Riduzioni meno sensibili si sono registrate nel Nord-Ovest (-0,6)<br />
e nel Nord-Est (-0,2). </p>
<p>Nel 2011 la spesa sociale dei Comuni – che comprende servizi a favore degli anziani, dei minori, dei diversamente abili e rivolti verso il disagio – è diminuita dell’1,8%, con una riduzione di 166,5 milioni e una minore incidenza sulla spesa corrente dello 0,6. La diminuzione è stata più forte nei Comuni del Centro (-4,4%), del Sud (-2,8), in quelli tra i 20.000 e i 50.000 abitanti (-2,9) e in quelli che superano i 50.000 abitanti (-3). La mannaia – sottolinea la ricerca dello Spi – è stata più forte nel Sud, proprio laddove c’è più bisogno di welfare, in quanto più carenti sono i servizi. La voce di spesa dei Comuni – riservata agli investimenti finalizzati alla realizzazione e alla manutenzione straordinaria di infrastrutture – è in caduta libera e ha perso l’8,8% rispetto al 2010, con un taglio di quasi 4 miliardi e mezzo. </p>
<p>Tale riduzione ha riguardato soprattutto i Comuni del Nord-Ovest (-14,9%) e del Nord-Est (-16,5). Non è stato risparmiato però neanche il Centro (-8) e il Sud (-5). Tra le grandi città spicca Palermo (-61,5%), seguita da Milano (-15,3). Molti Comuni vivono la difficoltà di raggiungere l’equilibrio di bilancio della spesa corrente che su scala nazionale è al 97,8%: tale percentuale è inferiore nei Comuni del Nord-Ovest (96,9), del Sud (97,7) e in quelli con oltre 50.000 abitanti (96,7). In questi due ultimi casi la percentuale è addirittura in flessione rispetto all’anno precedente (-0,1 e -0,2). </p>
<p>Un saldo economico inferiore al pareggio di bilancio – conclude lo studio dello Spi – porta i Comuni ad avere problemi sulla spesa corrente, che rischiano così di non trovare le coperture finanziarie se non verranno attivate altre entrate tributarie o “azioni straordinarie”.</p>
<p><img alt="Schermata_2011-12-02_a_00" src="/system/article_image_files/509/large/Schermata_2011-12-02_a_00.32.47.png?1331841554" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Enti locali e welfare: un bilancio amaro - Rassegna.it&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/enti-locali-e-welfare-un-bilancio-amaro-rassegna-it"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/enti-locali-e-welfare-un-bilancio-amaro-rassegna-it&amp;t=Enti locali e welfare: un bilancio amaro - Rassegna.it" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Enti locali e welfare: un bilancio amaro - Rassegna.it http://politichegiovanili.it/news/enti-locali-e-welfare-un-bilancio-amaro-rassegna-it" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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      <title>Torino: il Sindaco Fassino illustra le politiche giovanili</title>
      <link id="566">/news/torino-il-sindaco-fassino-illustra-le-politiche-giovanili</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Nel corso di un'affollata Commissione cultura, presidente Luca Cassiani, il sindaco Piero Fassino ha elencato le linee guida delle politiche giovanili dell’amministrazione. Fassino ha spiegato di aver voluto tenere per sé la delega alle politiche giovanili, considerandola di valore strategico per la sua amministrazione. I giovani, ha specificato, costituiscono la parte della società più in difficoltà in questo periodo storico e nello stesso tempo quella decisiva per il suo superamento in positivo.<br />
Cinque sono i grandi diritti da garantire secondo il sindaco:<br />
Il diritto allo studio e alla conoscenza, "ancora più cruciale che in passato", ha detto ricordando che la dispersione scolastica raggiunge il 35% alle scuole superiori ed il 25% all’università.<br />
Il secondo è il diritto al lavoro. In una società in cui il lavoro è cambiato ed ha perso "staticità", ha detto, per diventare flessibile ma anche "esposto ad una precarietà che è da superare". Per questo occorre garantire "percorsi di accesso e stabilizzazione del lavoro".<br />
Il terzo diritto è quello al merito. C’è troppo scostamento, ha detto Fassino, tra il valore delle competenze messe a disposizione della società ed il suo riconoscimento reale.<br />
Poi c’è il diritto alla cultura, che non si esaurisce nel diritto allo studio.<br />
Infine Fassino ha parlato di "diritto alla vita", intendendo con ciò la difficile condizione esistenziale di moltissimi giovani in difficoltà nel soddisfare aspirazioni come quelle ad una famiglia propria o alla genitorialità.<br />
Spiegando che questa visione si traduce in una progettualità che coinvolge tutti gli assessorati e le risorse di ognuno di essi e mira a mettere i giovani al centro della vita della città non solo come destinatari di progetti ma come soggetti attivi e partecipanti, il sindaco ha indicato cinque grandi filoni progettuali.<br />
Il primo è quello delle politiche per l’adolescenza: età cruciale le cui cure non possono essere delegate esclusivamente alle famiglie. Ad essa, ha ricordato Fassino, ha dedicato recentemente parole di grande    attenzione anche il vescovo Cesare Nosiglia.<br />
Il secondo è quello che vuole far crescere sempre di più Torino come città universitaria.<br />
Ce lo consentono, ha detto Fassino, due università di eccellenza, 100.000 studenti di cui il 15% stranieri (il maggior numero in Italia). “Sono 108 le città italiane con almeno una università” ha detto Fassino, ma per essere città universitaria bisogna sviluppare tutti i servizi collegati a questa dimensione, a partire dalle residenze per gli studenti.<br />
Torino come città della creatività è il terzo filone di lavoro indicato dal sindaco che ha annunciato come nella progettazione culturale occorra "promuovere la produzione culturale oltre che l’esibizione della creatività giovanile".<br />
Poi c'è torino "smart city", con i suoi piani di digitalizzazione e di diffusione totale della banda larga ad uso soprattutto della popolazione giovane.<br />
Infine "Open mind": progetto di integrazione rivolto ai giovani stranieri che sono il 25% degli infraventenni.<br />
Fassino ha poi annunciato progetti di "housing sociale" destinati a giovani e giovani coppie, da sviluppare assieme alle fondazioni bancarie ed ha sottolineato la validità di esperienze come il "Cecchi point" nel favorire il protagonismo giovanile e contrastare ogni forma di marginalità.<br />
Collaborazione con Compagnia di San Paolo e cooperative sociali anche per far sì "che il lavoro non sia un miraggio", ha annunciato Fassino.<br />
Infine in relazione alla candidatura di Torino a capitale europea dello sport nel 2015 il sindaco ha spiegato che non si tratta solo di portare in città grandi eventi sportivi ma di farne un'occasione per promuovere presso i giovani lo sport di base.<br />
Queste linee guida, ha specificato, Fassino troveranno, probabilmente entro fine mese una più dettagliata definizione, anche in termini di specifici impegni economici, con la definizione del bilancio preventivo della Città.<br />
Dopo gli interventi dei consiglieri che hanno integrato con propri suggerimenti il quadro degli interventi auspicabili in fatto di politiche giovanili, Fassino ha affrontato il secondo tema della riunione, relativo alle anticipazioni di Marco Muller direttore del festival cinematografico di Venezia, in predicato per la direzione di quello romano.<br />
Muller nei giorni scorsi aveva annunciato l’intenzione di spostare il Festival del cinema di Roma in date coincidenti con quelle in cui si svolge Il Torino International Film Festival.<br />
Fassino ha spiegato di avere scritto assieme ad Alberto Barbera, presidente del Festival Torinese, Gianni Amelio, suo direttore, ed Ugo Nespolo, presidente del Museo del cinema, una lettera al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Ne sono seguite le rassicurazioni di Alemanno che ha detto ufficialmente di voler mantenere il festival romano entro le sue date attuali.<br />
Fassino si è detto vigilante ma fiducioso che così sarà.</p>
<p><img alt="Schermata_2012-03-15_a_20" src="/system/article_image_files/508/large/Schermata_2012-03-15_a_20.52.13.png?1331840881" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Torino: il Sindaco Fassino illustra le politiche giovanili&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/torino-il-sindaco-fassino-illustra-le-politiche-giovanili"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/torino-il-sindaco-fassino-illustra-le-politiche-giovanili&amp;t=Torino: il Sindaco Fassino illustra le politiche giovanili" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Torino: il Sindaco Fassino illustra le politiche giovanili http://politichegiovanili.it/news/torino-il-sindaco-fassino-illustra-le-politiche-giovanili" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    <item>
      <title>Crisi: Eurobarometro, per 72% italiani riforma lavoro e' essenziale</title>
      <link id="565">/news/crisi-eurobarometro-per-72-italiani-riforma-lavoro-e-essenziale</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Crisi: Eurobarometro, per 72% italiani riforma lavoro e' essenziale<br />
13 Marzo 2012 - 12:53<br />
(ASCA) - Roma, 13 mar - Per uscire dalla crisi, il 72% degli italia ritiene essenziale una riforma del mercato del lavoro che miri a ridurre la disoccupazione. E' quanto emerge dal Rapporto sull'Italia dell'Eurobarometro Standard 76, presentato oggi alla Rappresentanza in Italia della Commissione europea e discusso dal presidente dell'Ispo (istituto per gli studi sulla pubblica opinione) Renato Mannheimer e il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara. Il sondaggio e' stato condotto tra il 7 e il 20 Novembre 2011 su un campione di 1.031 cittadini.</p>
<p>L'alto tasso di disoccupazione giovanile, che in Italia ormai da settembre 2011 si colloca al di sopra del 30%, spinge gli intervistati ad una scelta quasi scontata in materia di politiche giovanili: il 51%, infatti, ritiene che l'Unione debba intraprendere delle misure finalizzate a favorire l'occupazione dei giovani, senza tuttavia trascurare il miglioramento della qualita' dell'istruzione e l'ulteriore promozione di programmi come l'Erasmus, che permettono di studiare all'estero.</p>
<p>map/sam/rob</p>
<p><img alt="Schermata_2012-03-13_a_23" src="/system/article_image_files/507/large/Schermata_2012-03-13_a_23.36.03.png?1331677916" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Crisi: Eurobarometro, per 72% italiani riforma lavoro e' essenziale&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/crisi-eurobarometro-per-72-italiani-riforma-lavoro-e-essenziale"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/crisi-eurobarometro-per-72-italiani-riforma-lavoro-e-essenziale&amp;t=Crisi: Eurobarometro, per 72% italiani riforma lavoro e' essenziale" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Crisi: Eurobarometro, per 72% italiani riforma lavoro e' essenziale http://politichegiovanili.it/news/crisi-eurobarometro-per-72-italiani-riforma-lavoro-e-essenziale" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    </item>
    <item>
      <title>Ripartizione fondo politiche giovanili: in Gazzetta il Decreto</title>
      <link id="564">/news/ripartizione-fondo-politiche-giovanili-in-gazzetta-il-decreto</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Ripartizione fondo politiche giovanili: in Gazzetta il Decreto</p>
<p>(regioni.it) E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 2012 il Decreto di Ripartizione del Fondo Politiche giovanili (Anno 2011).<br />
Il testo è disponibile (in formato pdf) nella sezione “Affari sociali” del sito www.regioni.it, il link è:<br />
<a href="http://www.regioni.it/it/show-dpcmripartizione_del_fondo_politiche_giovanili/news.php?id=242732">www.regioni.it/it/show-dpcmripartizione<em>del</em>fondo<em>politiche</em>giovanili/news.php?id=242732</a>
Si riporta di seguito il testo integrale.<br />
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - DIPARTIMENTO DELLA GIOVENTÙ<br />
DECRETO 4 novembre 2011 .<br />
Ripartizione del Fondo Politiche giovanili, ai sensi dell’art. 19 comma 2 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 - Anno 2011.<br />
IL MINISTRO DELLA GIOVENTÙ<br />
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 401, recante «Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri»;<br />
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303;<br />
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 22 novembre 2010, concernente la disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della Presidenza del Consiglio dei Ministri;<br />
Visto il decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, in legge 14 luglio 2008, n. 121, che ha, tra l’altro, attribuito al Presidente del Consiglio dei Ministri le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche giovanili;<br />
Visto il decreto del Presidente della Repubblica in data 7 maggio 2008, con il quale l’on. Giorgia Meloni è stata nominata Ministro senza portafoglio;<br />
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 8 maggio 2008, con il quale al precitato Ministro è stato conferito l’incarico per le politiche della gioventù;<br />
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 13 giugno 2008, recante delega di funzioni al Ministro senza portafoglio della Gioventù, on. Giorgia Meloni, per l’esercizio delle funzioni e dei compiti, ivi compresi quelli di indirizzo e coordinamento di tutte le iniziative, anche normative, nelle materie concernenti le politiche giovanili;<br />
Visto l’art. 19, comma 2, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, con il quale, al fine di promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale e professionale e all’inserimento nella vita sociale, anche attraverso interventi volti ad agevolare la realizzazione del diritto dei giovani all’abitazione, nonché a facilitare l’accesso al credito per l’acquisto e l’utilizzo di beni e servizi, è istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo per le politiche giovanili;<br />
Visto il decreto-legge 27 dicembre 2006, n. 297, convertito, con modificazioni, nella legge 23 febbraio 2007, n. 15, recante «Disposizioni urgenti per il recepimento delle direttive comunitarie 2006/48/CE e 2006/49/CE e per l’adeguamento a decisioni in ambito comunitario relative all’assistenza a terra negli aeroporti, all’Agenzia nazionale per i giovani e al prelievo venatorio» che, all’art. 5, istituisce, ai sensi dell’art. 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, l’Agenzia nazionale per i giovani;<br />
Vista la legge 7 giugno 2000, n. 150 e, in particolare, l’art. 1, commi 5, lettere dalla a) alla f) , e 6; Considerato che, ai sensi dell’art. 1, comma 4, del decreto- legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, in legge 14 luglio 2008, n. 121, sono attribuite in via esclusiva alla Presidenza del Consiglio dei Ministri le funzioni di indirizzo e vigilanza sull’Agenzia nazionale italiana per i giovani, e che il citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 13 giugno 2008 delega le suddette funzioni al Ministro della gioventù;<br />
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 10 dicembre 2010, recante «Approvazione del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’anno finanziario 2011», che ha assegnato al capitolo n. 853 del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri denominato «Fondo per le politiche giovanili», nell’ambito del C.D.R. n. 16 denominato «Gioventù», una dotazione finanziaria di euro 32.909.777,00;<br />
Visto l’art. 1, comma 166, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 («legge di stabilità 2011»), che demanda alla «tabella C», allegata alla medesima legge, l’individuazione delle «dotazioni da iscrivere nei singoli stati di previsione del bilancio 2011 e del triennio 2011-2013, in relazione a leggi di spesa permanente la cui quantificazione è rinviata alla legge di stabilità», così determinando le risorse da destinarsi al finanziamento, per il 2011, del «Fondo» di cui all’art. 19, comma 2, del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 248 del 2006, in euro 12.788.000,00;<br />
Visto il decreto del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 8 marzo 2011 che, al fine di adeguare il bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’anno 2011 alle effettive dotazioni finanziarie di cui alla legge n. 220/2010 (legge di stabilità 2011) ed alla legge n. 221/2010 (legge di bilancio 2011), ha operato una riduzione, a carico del C.D.R. 16 - cap. 853 «Fondo per le politiche giovanili», del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella misura di euro 20.122.000,00;<br />
Ritenuto pertanto che, a seguito della riduzione ora menzionata, gli stanziamenti effettivi, per l’anno 2011, aventi la finalizzazione di cui all’art. 19, comma 2, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 («Fondo per le politiche giovanili») ammontano ad euro 12.787.777,00;<br />
Visto il decreto del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 3 marzo 2011 che, in attuazione dell’autonomia finanziaria e contabile di cui gode la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, ha quantificato le variazioni in aumento del C.D.R. n. 16, denominato «Gioventù», per l’esercizio finanziario 2011, in considerazione dell’avanzo d’esercizio realizzatosi nel precedente esercizio finanziario 2010;<br />
Vista l’intesa in data 7 ottobre 2010, e successive modificazioni ed integrazioni, concordata in sede di Conferenza unificata, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, concernente le azioni ed ai progetti destinati al territorio, da realizzarsi a valere sulle risorse del citato Fondo per le politiche giovanili - triennio 2010/2012;<br />
Visto, in particolare, l’art. 2, comma 1, dell’intesa citata che individua la quota destinata a cofinanziare gli interventi delle regioni e delle province autonome nella misura del 46,15% dello stanziamento annuale del «Fondo per le politiche giovanili» (pari pertanto, per il 2011, ad euro 5.901.559,09);<br />
Visto l’art. 14, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in tema di «federalismo amministrativo»;<br />
Visto il quesito sollevato, per il tramite del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Dipartimento della gioventù al Ministero dell’economia e delle finanze - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato (nota UBRRAC 4225 P-4.7.1 in data 28 febbraio 2011) afferente, tra l’altro, l’eventuale sopravvenuta incompatibilità, a decorrere dal 2011, della citata disposizione di cui all’art. 2, comma 1, dell’intesa in data 7 ottobre 2010 con la disposizione di cui all’art. 14, comma 2, del decreto-legge n. 78/2010;<br />
Considerato che, nelle more dell’evasione del suddetto quesito, il Ministero dell’economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, con decreto n. 50436 del 20 maggio 2011 (registrato alla Corte dei conti addì 8 luglio 2011, registro n. 7, foglio n. 146), ha ricompreso il «Fondo per le politiche giovanili» nell’ambito delle risorse statali a valere sulle quali possono essere realizzati i trasferimenti non finalizzati a specifiche policies (di seguito: «trasferimenti indistinti») a favore delle regioni, ai sensi del citato art. 14, comma 2, del decreto-legge n. 78/2010, ed ha contestualmente trasferito alle regioni, a valere sul citato «Fondo per le politiche giovanili» - E.F. 2011, euro 6.761.260,00;<br />
Ritenuto che il menzionato decreto - M.E.F. n. 50436 del 20 maggio 2011 risulta adottato sulla base del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 gennaio 2011, a propria volta emanato previa intesa della Conferenza Stato-Regioni (seduta del 18 novembre 2010);<br />
Ritenuto, conseguentemente, che l’onere di cui all’art. 2, comma 1, dell’intesa 7 ottobre 2010, concordato in sede di Conferenza unificata (trasferimenti alle regioni per euro 5.901.559,09, a valere sugli stanziamenti - E.F. 2011 del «Fondo per le politiche giovanili»), risulta adempiuto a seguito del trasferimento finanziario a diverso titolo a favore delle regioni, per il maggior importo di euro 6.761.260,00, disposto, pur sempre a valere sulle risorse del citato «Fondo», d’intesa con la Conferenza Stato - regioni, con decreto n. 50436 del 20 maggio 2011, adottato dal Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della ragioneria generale dello Stato;<br />
Visto inoltre l’art. 4, comma 1, della più volte citata intesa in data 7 ottobre 2010, e successive modificazioni ed integrazioni, che individua la quota destinata a cofinanziare gli interventi a favore dei comuni nella misura del 9,23% dello stanziamento annuale del «Fondo per le politiche giovanili», così come risultante dalla legislazione vigente e da eventuali aggiornamenti e riallocazioni disposti da successive manovre di finanza pubblica, pari pertanto, per il 2011, ad euro 1.180.311,82;<br />
Visto altresì l’art. 4, comma 2, della più volte citata intesa in data 7 ottobre 2010, e successive modificazioni ed integrazioni, che individua la quota destinata a cofinanziare gli interventi a favore delle province nella misura di euro 3.000.000,00;<br />
Considerato che occorre determinare i criteri di utilizzo del Fondo medesimo per l’anno 2011, al fine di garantire l’attuazione dei principi di imparzialità, buon andamento, efficacia, efficienza e trasparenza dell’azione amministrativa, nonché il principio di sussidiarietà;<br />
Decreta:<br />
Art. 1. Ripartizione del Fondo</p>
<ol>
<li>Il Fondo per le politiche giovanili, istituito al fine di promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale e professionale e all’inserimento nella vita sociale, anche attraverso interventi volti ad agevolare la realizzazione del diritto dei giovani all’abitazione, nonché a facilitare l’accesso al credito per l’acquisto e l’utilizzo di beni e servizi, destinato a finanziare le azioni ed i progetti di rilevante interesse nazionale, specificamente indicati all’art. 3, nonché le azioni ed i progetti destinati al territorio, individuati di intesa con gli enti locali.</li>
<li>Al finanziamento delle azioni e dei progetti indicati all’art. 3 è destinata, per l’anno 2011, la somma di euro 1.846.205,18.</li>
<li>Alle regioni, ai sensi dell’art. 4, nonché al finanziamento delle azioni e dei progetti destinati al territorio, individuati all’art. 5, è destinata la somma complessiva di euro 10.941.571,82 per l’anno 2011.<br />
Art. 2. Variazioni compensative</li>
<li>In considerazione dell’integrale assolvimento, con l’emanazione del presente decreto, ed in particolare ai sensi degli articoli 4 e 5, degli obblighi assunti dallo Stato in sede di Conferenza unificata nei confronti delle regioni e degli enti locali, eventuali incrementi delle risorse iscritte al capitolo n. 853 del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, denominato «Fondo per le politiche giovanili», disposti nel corso del medesimo esercizio finanziario, in conformità a quanto sancito dall’art. 8 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 22 novembre 2010, recante «Disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della Presidenza del Consiglio dei Ministri», realizzati mediante contestuale riduzione delle disponibilità finanziarie di diversi capitoli di bilancio destinati all’attuazione della delega conferita al Ministro della gioventù, ed iscritte al C.D.R. n. 16 denominato «Gioventù», dovranno intendersi interamente destinati al finanziamento delle azioni e dei progetti indicati all’art. 3.</li>
<li>Eventuali riduzioni delle risorse iscritte, al capitolo n. 853 del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, denominato «Fondo per le politiche giovanili», disposte successivamente alla data di adozione del presente decreto da manovre di finanza pubblica, incideranno sulla quota del «Fondo» destinata alle azioni e progetti di rilevante interesse nazionale, quale risultante dall’art. 1, comma 2, dal comma 1 del presente articolo e dall’art. 7.<br />
Art. 3. Azioni e progetti di rilevante interesse nazionale</li>
<li>Costituiscono azioni di rilevante interesse nazionale, ammesse al finanziamento nei limiti dell’importo complessivo di cui agli articoli 1, comma 2, 2 e 7, quelle di seguito indicate:<br />
a) «Diritto alla prima casa», finalizzata a sostenere iniziative sperimentali o a carattere innovativo per favorire l’accesso dei giovani al diritto alla prima casa di abitazione;<br />
b) «Imprese future», finalizzata a sostenere iniziative sperimentali o a carattere innovativo per favorire l’accesso dei giovani a forme di credito agevolato e garantito per l’avvio di iniziative imprenditoriali o a carattere professionale;<br />
c) «Sostegno alla diffusione della cultura fra i giovani», finalizzata all’obiettivo di una più completa crescita giovanile, volta al futuro, ma comunque legata alla tradizione nazionale, anche attraverso il sostegno ad iniziative culturali di elevato profilo promosse ed animate dai giovani;<br />
d) «Cittadinanza consapevole», finalizzata a favorire un profondo recupero di identità dei giovani nel loro essere cittadini e, quindi, titolari di diritti e doveri, parte integrante di una comunità civile;<br />
e) «Diritto al futuro», finalizzata a sostenere le iniziative rivolte ad agevolare l’accesso al lavoro delle giovani generazioni, al sostegno alle giovani coppie e alla natalità, alla facilitazione dell’accesso al credito per le fi nalità in questione, con particolare attenzione ai giovani lavoratori atipici;<br />
f) «Protagonismo generazionale», finalizzata a valorizzare le forme di rappresentanza giovanile nei diversi ambiti e la partecipazione giovanile al mondo politico,imprenditoriale e sociale in particolare promuovendo iniziative che facciano dei giovani dei soggetti attivi nel mondo del volontariato e dell’impegno civico;<br />
g) «La meglio gioventù», finalizzata a dare risalto e visibilità alle storie positive delle giovani generazioni e a dare esempi positivi di comportamento da contrapporre alle diverse forme di devianza comportamentale dei giovani anche attraverso il sostegno alla progettualità e la creatività dei giovani;<br />
h) «La rivoluzione del merito», finalizzata a garantire a tutti i giovani pari condizioni di partenza in ambito formativo e lavorativo e a rimuovere gli ostacoli che impediscono l’emergere delle qualità e delle eccellenze;<br />
i) «Attivare i diritti», finalizzata alla realizzazione di una campagna informativa, nel rispetto delle disposizioni vigenti e dei connessi vincoli finanziari, destinata a rendere note ai giovani l’esistenza delle opportunità, e le relative modalità di accesso, derivanti dal regolamento interministeriale in data 17 dicembre 2010, n. 256, e dal decreto interministeriale in data 19 novembre 2010, concernenti l’accesso a crediti garantiti dallo Stato per il sostegno, rispettivamente, all’acquisto della prima casa ed allo studio, nonché dal decreto del Ministro della gioventù in data 19 novembre 2010, recante misure incentivanti alla stabilizzazione dei giovani lavoratori precari.</li>
<li>Costituiscono altresì azioni e progetti di rilevante interesse nazionale, ai sensi del comma 1, le ulteriori attività di comunicazione istituzionale, ove realizzate nel rispetto delle disposizioni vigenti e dei connessi vincoli finanziari, l’attività dell’Agenzia nazionale per i giovani,l’organizzazione di eventi, convegni, tavole rotonde, incontri di studio ed altre iniziative istituzionali di discussione o approfondimento, da realizzarsi, previa autorizzazione del Ministro della gioventù ove ricorrano i presupposti di cui all’art. 6, comma 8, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010, anche in collaborazione con enti locali, università, enti pubblici e privati di ricerca, organizzazioni ed associazioni rappresentative di istanze della società civile ed associazioni di categoria e professionali, nonché tutte le altre iniziative finalizzate alla verifica, sul territorio, dei fabbisogni in materia di politiche della gioventù ed alle conseguenti definizione, implementazione e divulgazione di efficaci azioni e modelli di intervento. Con separato successivo decreto possono inoltre individuarsi ulteriori azioni afferenti le materie ed attività delegate al Ministro della gioventù.</li>
<li>In considerazione della precipua finalizzazione delle risorse del Fondo per le politiche giovanili, come individuata dall’art. 19, comma 2, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ed in particolare considerata la circostanza che informare i giovani in ordine alle opportunità loro offerte dal quadro normativo vigente, ovvero da iniziative del Governo e del Ministro della gioventù ad essi rivolte, mediante canali comunicativi innovativi e piattaforme tecnologiche avanzate, costituisce intrinsecamente strumento preferenziale per la realizzazione degli obiettivi fissati dalla legge, le attività di comunicazione istituzionale di cui al comma 2 realizzate mediante piattaforme Web, anche tecnicamente gestite da terzi, ma comunque riconducibili alla titolarità del Dipartimento, si intendono non rientranti nell’ambito di applicazione dell’art. 41 del decreto legislativo n. 177 del 2005, in conformità a quanto sancito dai punti 1.1, ultimo capoverso, ed 1.3, ultimo capoverso, della direttiva approvata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 settembre 2009, recante «Indirizzi interpretativi ed applicativi in materia di destinazione delle spese per l’acquisto di spazi pubblicitari da parte delle Amministrazioni dello Stato ai sensi dell’art. 41 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177».</li>
<li>Per la realizzazione delle azioni e dei progetti di cui ai commi 1 e 2, il Dipartimento della gioventù può stipulare con l’Agenzia nazionale per i giovani di cui agli articoli 5 del decreto-legge 27 dicembre 2006, n. 297, convertito, con modificazioni, nella legge 23 febbraio 2007, n. 15, ed 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, ente pubblico non economico vigilato dal Ministro della gioventù, specifici accordi di programma che definiscono analiticamente gli obiettivi da perseguire ed i tempi e le modalità di attuazione, a tal fine trasferendo, in tutto o in parte, le risorse finanziarie necessarie all’attuazione degli interventi concordati.</li>
<li>Per la realizzazione delle azioni e dei progetti di cui al presente articolo, il Dipartimento della gioventù può inoltre stipulare accordi ai sensi dell’art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, con altre pubbliche amministrazioni, ivi incluse le regioni e gli enti locali, aventi specifica competenza nella materie in cui le azioni ed i progetti, volta per volta, intervengano. Le azioni ed i progetti che coinvolgano una pluralità di comuni, ovvero una pluralità di province, possono altresì essere realizzate stipulando convenzioni con le associazioni che siano titolari della rappresentanza generale, in sede di conferenza unificata, delle due menzionate tipologie di enti locali, ai sensi dell’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. In applicazione del presente comma, il Dipartimento della gioventù, a valere sulle risorse destinate alle «Azioni e progetti di rilevanza nazionale», come quantificate dall’art. 1, comma 2, dall’art. 2, comma 1, e dall’art. 7, destina in particolare:<br />
a) euro 4.000.000,00 alla realizzazione di un’iniziativa volta ad attivare servizi a favore degli studenti universitari, nonché a sviluppare la creatività urbana, da realizzarsi, previa stipula di apposita convenzione-quadro, in collaborazione con l’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI);<br />
b) euro 1.000.000,00 alla realizzazione di un’iniziativa volta ad attivare progetti sulla sicurezza stradale, iniziative per lo sviluppo e diffusione delle nuove tecnologie, nonché iniziative rivolte alla tutela del territorio, da realizzarsi, previa stipula di apposita convenzione quadro, in collaborazione con l’Unione province italiane (UPI).</li>
<li>L’individuazione delle azioni di rilevante interesse nazionale e delle connesse modalità di utilizzazione delle risorse finanziarie, come definite dal presente articolo,continuano a trovare applicazione, anche per gli anni successivi al 2011, fino all’emanazione del successivo decreto ministeriale recante la disciplina del Fondo per le politiche giovanili.<br />
Art. 4. Trasferimenti indistinti alle regioni – Federalismo amministrativo</li>
<li>In considerazione dell’avvenuto trasferimento alle regioni, a valere sugli stanziamenti del «Fondo per le politiche giovanili», con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 50436 del 20 maggio 2011 di cui alle premesse, di risorse pari ad euro 6.761.260,00, si intendono integralmente assolti, per l’anno 2011, gli oneri assunti dallo Stato, nei confronti delle regioni medesime, derivanti dall’art. 2, comma 1, dell’intesa sancita dalla conferenza unificata in data 7 ottobre 2010 tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le province, i comuni e le comunità montane, concernente la ripartizione del Fondo - triennio 2010/2012.<br />
Art. 5. Azioni e progetti destinati al territorio </li>
<li>Per l’esercizio finanziario 2011, la quota parte del Fondo destinata a cofinanziare interventi proposti da comuni e province è stabilita in euro 4.180.311,82. In particolare, in conformità all’art. 4 dell’intesa sancita in sede di conferenza unificata il 7 ottobre 2010, una quota di risorse pari ad euro 1.180.311,82 è destinata a finanziare azioni ed interventi proposti dai comuni, mentre una quota di risorse pari a 3 milioni di euro è destinata a finanziare azioni ed interventi proposti dalle province.</li>
<li>Ai fini dell’attuazione e del monitoraggio del cofinanziamento degli interventi proposti da comuni e province, trova applicazione l’art. 4, comma 3, dell’intesa in data 7 ottobre 2010.<br />
Art. 6. Attività strumentali</li>
<li>Una quota, non superiore al 5% delle risorse di interesse nazionale di cui all’art. 3, è destinata alle attività strumentali necessarie per l’efficace realizzazione delle iniziative previste dal presente decreto e, in particolare, alle attività di studio e ricerca ed a quelle di supporto specialistico e di valutazione tecnica dei progetti, quando non siano disponibili presso il Dipartimento della gioventù adeguate professionalità.<br />
Art. 7. Avanzo di gestione dell’esercizio finanziario 2010</li>
<li>In considerazione dell’integrale assolvimento, nell’esercizio finanziario 2010, degli obblighi assunti dallo Stato nei confronti delle regioni e degli enti locali, mediante puntuale assunzione di impegni contabili a favore dei suddetti enti nella misura prevista dal decreto del Ministro della gioventù in data 18 ottobre 2010, recante «Riparto, per l’anno 2010, delle risorse del Fondo per le politiche giovanili», le risorse finanziarie costituenti avanzo di esercizio, riportate in aggiunta alla competenza del capitolo n. 853 denominato «Fondo per le politiche giovanili» del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri - E.F. 2011, ammontanti ad euro 15.423.155,00, devono intendersi integralmente destinate alla realizzazione delle «Azioni e dei progetti di interesse nazionale», di cui all’art. 3.<br />
Roma, 4 novembre 2011<br />
Il Ministro: MELONI<br />
Registrato alla Corte dei conti il 18 gennaio 2012<br />
Presidenza del Consiglio dei Ministri, registro n. 1, foglio n. 119</li>
</ol>
<p>( red / 07.03.12 )</p>
<p><img alt="Schermata_2012-03-13_a_22" src="/system/article_image_files/506/large/Schermata_2012-03-13_a_22.40.59.png?1331674901" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Ripartizione fondo politiche giovanili: in Gazzetta il Decreto&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/ripartizione-fondo-politiche-giovanili-in-gazzetta-il-decreto"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/ripartizione-fondo-politiche-giovanili-in-gazzetta-il-decreto&amp;t=Ripartizione fondo politiche giovanili: in Gazzetta il Decreto" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Ripartizione fondo politiche giovanili: in Gazzetta il Decreto http://politichegiovanili.it/news/ripartizione-fondo-politiche-giovanili-in-gazzetta-il-decreto" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    </item>
    <item>
      <title>Spingere l'occupazione giovanile &#8211; un impegno concreto e comune tra UE e Stati membri</title>
      <link id="563">/news/spingere-l-occupazione-giovanile-un-impegno-concreto-e-comune-tra-ue-e-stati-membri</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Spingere l'occupazione giovanile – un impegno concreto e comune tra UE e Stati membri </p>
<p>16/02/2012</p>
<p>Una delle idee che il Presidente della Commissione José Manuel Barroso aveva portato al Consiglio europeo era l'istituzione dei cosiddetti "Action team", che riuniscono la Commissione, le autorità nazionali e le parti sociali negli otto paesi in cui il livello di disoccupazione giovanile è significativamente superiore alla media europea - ossia Spagna, Grecia, Slovacchia, Lituania, Italia, Portogallo, Lettonia e Irlanda.</p>
<p>L'obiettivo è quello di fornire assistenza sul posto nell'applicazioni di soluzioni concrete per migliore le condizioni dei nostri giovani. Il primo team è partito alla volta di Lituania. A breve seguiranno anche quelli negli altri Paesi.</p>
<p>Perché abbiamo bisogno di "Action team" ? </p>
<p>La disoccupazione sta raggiungendo livelli molto elevati in alcuni Stati membri (vedi la tabella sotto) e questo può avere conseguenze a lungo termine: molti giovani europei si stanno infatti allontanando dal mondo del lavoro. I leader europei riunitisi a Bruxelles il 30 gennaio 2012 si sono quindi accordati sull'obiettivo di focalizzare da subito i nostri sforzi sul conseguimento rapido di due obiettivi concreti.</p>
<p>Innanzitutto, dobbiamo fare di tutto per aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro, dell'istruzione o della formazione. In secondo luogo, bisogna fare il possibile per fare sì che le piccole e medie imprese (PMI) – creatrici dell'80% dei posti di lavoro in Europa – possano accedere ai finanziamenti a costi sostenibili, eliminando restrizioni e strettoie.</p>
<p>Gli esperti della Commissione sono pronti per andare "sul campo" e lavorare sui bisogni specifici dei vari Stati membri.</p>
<p>Cosa sono esattamente gli "Action team" ?</p>
<p>Gli  "Action team"  sono composti da rappresentanti delle autorità nazionali e da funzionari della Direzione generale della Politica regionale, della Direzione generale per l'Occupazione, la politica sociale e l'inclusione, della Direzione Generale dell'Istruzione e della cultura nonché  della Direzione Generale per le questioni economiche e finanziarie. I coordinatori sono i rappresentanti dell'ufficio del Capo dello Stato negli Stati membri e del Segretariato Generale sotto l'autorità del Presidente Barroso. Sono in programma incontri in otto Stati membri: Italia, Irlanda, Grecia, Portogallo, Lettonia, Spagna, Lituania e Slovacchia tra il 13 e il 24 febbraio 2012.</p>
<p>Qual è esattamente il loro compito?</p>
<p>L'obiettivo della missione è stato fissato dal Consiglio europeo informale. Il compito degli "Action team" è collaborare con le autorità nazionali e le parti sociali su azioni mirate che possano offrire rapidi successi nella lotta contro la disoccupazione giovanile. Si tratta di utilizzare intelligentemente tutti i mezzi pubblici, europei e nazionali, per aiutare le PMI a superare i momenti difficili riguardo all'accesso ai finanziamenti.<br />
Gli esperti analizzeranno sotto nuovi punti di vista l'impiego dei Fondi strutturali e discuteranno con le autorità nazionali sui modi di reindirizzare i finanziamenti verso progetti in grado di "fare davvero la differenza" in un breve lasso tempo. Essi saranno anche pronti a consigliare soluzioni a medio e lungo termine al fine di migliorare l'occupazione, ad esempio in materia di politica fiscale corretta o contributi sociali.</p>
<p>Quanti fondi europei verranno esattamente stanziati?</p>
<p>Il presidente Barroso ha indicato al Consiglio europeo informale una cifra complessiva di 82 miliardi di euro; si tratta di fondi ancora in attesa di essere stanziati per progetti concreti in tutti i 27 Stati membri. Si tratta dei fondi strutturali dell'UE (Fondo di coesione, Fondo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo) durante il periodo finanziario 2007-2013. Gli importi variano per ciascuno Stato membro a seconda della velocità con cui ognuno di essi ha speso o programmato di spendere l'importo totale. La seguente tabella contiene una stima approssimativa delle somme non stanziate fino al gennaio 2011 in 8 Stati membri.</p>
<p><strong>Fondi non stanziati in  % dei finanziamenti totali UE  2007-2013</strong>
Stato membro</p>
<p>Slovacchia 20%</p>
<p>Grecia 21%</p>
<p>Spagna 31%</p>
<p>Portogallo 14%</p>
<p>Irlanda In fase di verifica</p>
<p>Italia 29%</p>
<p>Lituania 15%</p>
<p>Lettonia 10%</p>
<p>Quali sono le cause più comuni dell'alta disoccupazione in questi 8 Stati membri e che tipo di sostegno europeo può aiutare di più?</p>
<p>E' impossibile generalizzare. Nei paesi che beneficiano del programma di assistenza UE/FMI, come la Grecia e l'Irlanda o il Portogallo, le cause sono correlate alle conseguenze della crisi economica e finanziaria, che spesso ha esacerbato difficoltà strutturali preesistenti. In altri Stati membri, come la Slovacchia, la Lituania e la Lettonia, una delle cause principali è il divario di competenze tra la domanda e l'offerta del mercato del lavoro. In Italia vi sono diversi fattori concomitanti, come la segmentazione del mercato del lavoro e un sistema di sostegno alla disoccupazione squilibrato, che ha creato disparità inter-generazionali. La Spagna soffre di un livello molto elevato di abbandoni scolastici, che incide sulla capacità della forza lavoro di soddisfare la richiesta di determinate competenze.</p>
<p>A breve termine le correzioni dovranno quindi tenere conto delle diverse situazioni. In alcuni casi sarà il massiccio e immediato sostegno alla formazione a fare la differenza. Altrove, come in Irlanda o nel Nord Italia, si tratta di focalizzarsi maggiormente sui finanziamenti per le PMI che lottano per mantenere i posti di lavoro e soffrono di una temporanea difficoltà nell'accedere a un finanziamento ponte. In alcuni Stati membri come l'Italia o il Portogallo sono in corso riforme di ampia portata, e le squadre d'azione si concentreranno quindi sulla necessità di completare e accelerare quanto è stato già concordato. Nella maggior parte dei casi, l'istruzione e la formazione svolgono un ruolo chiave. Una maniera per sostenere i giovani nel breve e medio termine è offrire più posti di tirocinio e stage, ad esempio tramite programmi come Erasmus e Leonardo da Vinci.</p>
<p>Come avverrebbe la rassegnazione del lavoro e qual è il ruolo degli Stati membri?<br />
I Fondi strutturali vengono stanziati per Programmi operativi nazionali e regionali all'inizio del ciclo finanziario di 7 anni. I fondi vengono programmati o ripartiti per progetti specifici mirati sugli obiettivi dei programmi operativi nel corso del ciclo finanziario. Ecco perché abbiamo ancora importi non assegnati o impegnati, che possono ancora essere spostati o ri-programmati e spesi per un tipo di progetti di cui il paese ha più bisogno - in questo caso la disoccupazione giovanile e le PMI.<br />
La riprogrammazione deve essere fatta in accordo tra la Commissione europea e gli 8 Stati membri interessati: sarà proprio questo il compito principale degli "Action Team".</p>
<p>In che modo gli  "Action Team" si rapportano all'assistenza della Commissione attiva nei paesi che beneficiano del sostegno UE/FMI, come la Grecia o il Portogallo?<br />
Il lavoro degli "Action Team"  è complementare ai programmi volti a sostenere lo Stato membro interessato a massimizzare l'utilizzo dei Fondi strutturali per promuovere la crescita e l'occupazione.<br />
Ciascuna equipe ha inoltre un obiettivo più specifico in determinate aree. Ad esempio, la Task Force per la Grecia è a disposizione del governo greco per consulenza sule riforme strutturali, sulle privatizzazioni, sulle riforme fiscali e sul riorientamento dei Fondi di coesione per far corrispondere meglio queste riforme orientate all'obiettivo della crescita. Gli "Action Team" si concentreranno in maniera specifica sull'occupazione giovanile o sulle piccole e medie imprese per contribuire a risultati concreti a lungo termine.</p>
<p>Qual è il calendario?</p>
<p>I primi risultati delle missioni e delle discussioni de gli  "Action Team" saranno presentati congiuntamente dal Presidente Barroso e dal Primo Ministro del paese in questione durante il Consiglio europeo del 1-2 marzo 2012. Il risultato farà poi parte dei programmi nazionali di riforma da sottoporre alla Commissione entro la metà di aprile nel contesto del semestre europeo. Si tratta di un progetto pilota proposto dal presidente Barroso per gli 8 Stati membri con il più alto livello di disoccupazione, ma in caso di successo può essere applicato ad altri Stati membri interessati.</p>
<p><img alt="Schermata_2012-03-13_a_22" src="/system/article_image_files/505/large/Schermata_2012-03-13_a_22.34.04.png?1331674162" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Spingere l'occupazione giovanile – un impegno concreto e comune tra UE e Stati membri&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/spingere-l-occupazione-giovanile-un-impegno-concreto-e-comune-tra-ue-e-stati-membri"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/spingere-l-occupazione-giovanile-un-impegno-concreto-e-comune-tra-ue-e-stati-membri&amp;t=Spingere l'occupazione giovanile – un impegno concreto e comune tra UE e Stati membri" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Spingere l'occupazione giovanile – un impegno concreto e comune tra UE e Stati membri http://politichegiovanili.it/news/spingere-l-occupazione-giovanile-un-impegno-concreto-e-comune-tra-ue-e-stati-membri" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    </item>
    <item>
      <title>La generazione 1000 euro? Cancellata dalla crisi, in Spagna si fatica ad arrivare a 800</title>
      <link id="561">/news/la-generazione-1000-euro-cancellata-dalla-crisi-in-spagna-si-fatica-ad-arrivare-a-800</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>La generazione 1000 euro? Cancellata dalla crisi, in Spagna si fatica ad arrivare a 800<br />
Li chiamano «nimileuristas» e sono i giovani senza speranze della grande crisi, uno su due è senza lavoro</p>
<p>MILANO- La chiamavano generazione 1000 euro. Come lo stipendio mensile percepito a fine mese. Ebbene, la «grande crisi» ha cancellato anche quelle poche certezze dei giovani precari spagnoli abbassando l'asticella salariale fino a 800-850 euro. A Madrid li chiamano «nimileuristas», quelli che i fatidici 1000 euro non li vedono proprio. In un lungo servizio El Pais descrive il nuovo allarmante fenomeno sociale nella Spagna dello «sboom» economico. Da cui emerge il ritratto di una generazione di laureati e plurispecializzati che annaspa nelle acque tempestose della disoccupazione.<br />
Spagna, migliaia di persone in piazza in 60 città</p>
<p>LA SPAGNA DELLO «SBOOM»-Nel 2005, quando a Madrid l'economia volava e si brindava all'imminente entrata nel G8, i «mileuristas» diventavano il simbolo del precariato e di una crescita dai contorni incerti: ragazzi preparati che non riuscivano a risparmiare un centesimo a fine mese, che non avevano casa né macchina, che vivevano alla giornata aspettando il prossimo rinnovo contrattuale. Icona del «milleurismo» è Carolina Alguacil che nel 2005 aveva 27 anni e combatteva per i diritti dei precari. A distanza di sette anni racconta a El Pais la discesa all' «inferno»: «Prima volevamo qualcosa di meglio, adesso l'aspirazione è arrivare a guadagnare 1000 euro. Nessuno si sarebbe immaginato che le cose potessero andare di male in peggio».</p>
<p>UN GIOVANE SU DUE SENZA LAVORO- In effetti la situazione iberica è critica: secondo i dati Eurostat, a gennaio un giovane spagnolo su due è disoccupato, quando la media europea è del 22,4%. «Alto tasso di precarietà, salari ai minimi, disoccupazione record, non c'è un solo indicatore che possa far credere che le cose migliorino» spiega il sociologo Esteban Sánchez. E le storie dei ragazzi fra Madrid, Barcellona e Siviglia sembrano tratte da un unico copione: lavoro nero, contratti interinali di poche settimane, stage sottopagati con la speranza - quando va bene- di portare a casa 800 euro al mese. Altri dati? Il 55% di chi ha meno di 34 anni vive, o è tornato a farlo, con i genitori. Perché la «fiesta» è finita. Ammesso che per chi ha 20 o 30 anni in Spagna sia mai cominciata.</p>
<p><img alt="Schermata_2012-03-11_a_20" src="/system/article_image_files/501/large/Schermata_2012-03-11_a_20.03.22.png?1331492386" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=La generazione 1000 euro? Cancellata dalla crisi, in Spagna si fatica ad arrivare a 800&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/la-generazione-1000-euro-cancellata-dalla-crisi-in-spagna-si-fatica-ad-arrivare-a-800"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/la-generazione-1000-euro-cancellata-dalla-crisi-in-spagna-si-fatica-ad-arrivare-a-800&amp;t=La generazione 1000 euro? Cancellata dalla crisi, in Spagna si fatica ad arrivare a 800" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=La generazione 1000 euro? Cancellata dalla crisi, in Spagna si fatica ad arrivare a 800 http://politichegiovanili.it/news/la-generazione-1000-euro-cancellata-dalla-crisi-in-spagna-si-fatica-ad-arrivare-a-800" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    <item>
      <title>Vent enni d'Italia, gli startupperoi </title>
      <link id="560">/news/vent-enni-d-italia-gli-startupperoi</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>25 MILA PICCOLI IMPRENDITORI CRESCONO CON PROGETTI INNOVATIVI E NUOVE TECNOLOGIE<br />
Vent enni d'Italia, gli «startupperoi»<br />
La Rete, il coraggio di buttarsi e un'idea diversa dalle altre: quelli che creano il loro posto di lavoro</p>
<p>(Afp)<br />
Il loro motto è: non c'è il posto di lavoro? Il mio me lo creo da solo. Ma, se li cercate, trovarli non è facile: non sono sulle Pagine Gialle. Non sono gli avatar professionali di genitori che li raccomandano, né di network universitari che li promuovono. Paradossalmente talvolta non sono nemmeno in Rete e vivono nel silenzio fino a quando qualcuno di loro - di rado - fa il botto o va online ufficialmente, com'è accaduto poche settimane fa a Iubenda. Sono gli «startupper», sostantivo intraducibile, un popolo non radiografato da mappe, analisi sociologiche e statistiche. Unica caratteristica in comune, una sorta di tessera di appartenenza al partito emotivo di Mark Zuckerberg.<br />
Sono un fenomeno in grande crescita anche in Italia o resteranno una nicchia? Onestamente è difficile dirlo. Inciampare nel sensazionalismo di una ipotetica «Generazione Startup» sarebbe un errore. Ma anche se fossero solo circa 25 mila, come qualche stima ufficiosa azzarda (5-6 mila aziende per 4-5 addetti), sarebbero comunque 25 mila posti di lavoro in più in un momento in cui tra i giovani ne sono andati persi 80 mila. Incerti e a rischio di morte in culla? Beh, sorpresa: loro lo sanno. E vanno avanti lo stesso grazie al carburante di una mentalità nuova che fa invidia. </p>
<p>L'UNIVERSITA' È OBSOLETA?<br />
Davide Dattoli, nato a Brescia l'8 agosto del 1990 (su Twitter è @davidedattoli), è uno di loro e parlarci fa una certa impressione. A 21 anni sembra un imprenditore navigato: «Secondo me il mondo delle startup può offrire qualcosa di nuovo. Non è più obbligatorio andare all'università e poi cercare di entrare nella grande azienda per inseguire un posto a tempo indeterminato. Ora il web ha permesso di abbassare le barriere all'ingresso e con un computer ti puoi specializzare e costruire il tuo lavoro».<br />
L'altro motto del settore è: dalle parole ai fatti. «Sto studiando comunque economia e commercio - ci spiega Davide - però già dal secondo anno avevo iniziato a non frequentare e a fare solo gli esami. Vengo da un'esperienza di grande soddisfazione come Viral Farm (che oggi ha 20 dipendenti) e ora sto seguendo la mia startup Save The Mom, un social network pensato per la famiglia, normalmente esclusa da Facebook e simili. Inoltre un anno fa ho fondato, a Brescia, Talent Garden, luogo di co-working per dare a dei ragazzi che possono offrire il proprio talento uno spazio per iniziare». Prossimi step, l'apertura a Milano e a Torino. </p>
<p>LA FORMULA PART-TIME<br />
Eugenio Depalo, nato a Poggibonsi, Siena, il 14 marzo del '90 (su Twitter è @eugeniodepalo), appare meno determinista ma non meno determinato. Ha vissuto per un po' facendo lo sviluppatore di applicazioni per ambiente iOs (iPad e iPhone). «Ma guadagnare era dura. Ora lavoro in H-Farm (la fattoria delle startup nel trevigiano fondata da Riccardo Donadon e in cui Rcs MediaGroup, la società editrice del Corriere , ha una piccola partecipazione, ndr ) e ho un incarico part-time in Responsa, società di Gabriele Antoniazzi. Fare startup è una "exit strategy" dal percorso tradizionale che non dà più certezze? Più che altro io lo vedo come l'unico modo per procedere. Ho lasciato anche l'università dove studiavo informatica perché non lo consideravo più necessario. Il nostro è un campo così dinamico che su Internet c'è tutto ciò che ti serve. Io sono autodidatta». Tutto rose e fiori? «No - confessa Eugenio - perché l'Italia non è la Silicon Valley e viviamo in ambienti in cui non siamo stimolati abbastanza. Capisco chi fa fatica ad abbandonare l'idea del posto fisso».<br />
Al Sud il problema è risolto: l'assunzione a tempo indeterminato, tassi di disoccupazione alla mano, è un miraggio. Però c'è il turismo. «Da noi il problema del digital divide è molto sentito - racconta Massimo Ciuffreda, trentenne di San Vito al Tagliamento, che lavora con il 28enne di Manfredonia Michele Di Mauro -, così, abitando in un posto di mare, abbiamo pensato di creare il primo hot spot per l'intero paese con abbonamenti anche giornalieri per i turisti. È andata bene. Ma allargarsi era difficile: troppo costoso costruire hot spot lungo tutto il Gargano. Da qui l'idea della nostra startup attuale, WiMAN, una rete wifi social a cui si accede facilmente con l'account di Facebook o Twitter. Forse oggi per noi giovani è possibile vivere di startup, a livello economico è un bel circuito. E la nostra esperienza sta spingendo altri ragazzi locali a lanciarsi nel settore». Insomma, si può fare cultura delle startup solo facendo startup.</p>
<p>«BAMBOCCIONI SFIGATI»<br />
Michele Ruini (@pentolaccia) è il tipico toscanaccio con l'ironia nel sangue. «Io ho fatto 30 anni ad agosto... Sono un bamboccione, uno "sfigato" come ci definiva il sottosegretario al Lavoro, Michel Martone. L'ho presa con calma e da quando mi sono laureato in matematica pura con un voto da fesso sono passati due anni. Dopo aver lavorato per la startup Duespaghi, eccomi qua con la nostra Metwit», sorta di Twitter sulle condizioni meteorologiche alla quale lavora con il padre del progetto, il 21enne Duccio Catalioto, Davide Rizzo (25) e Simone D'Amico (21).<br />
Il gruppo è appena tornato da Dubai dove ha lavorato tre mesi («per lavorato - specifica Michele - si intende che non abbiamo mai visto la spiaggia dandoci sotto sette giorni su sette») grazie alla selezione di Seedstartup.com, che fa parte del più importante circuito di incubatori al mondo, il Gan (globalacceleratornetwork.com). Oltre allo spazio il Seed ha dato a Metwit 25 mila euro per il 10% della società, il che li dovrebbe valorizzare al minimo 250 mila euro. «Non so come nascessero prima le aziende, ma ora nascono così» sintetizza con efficacia Michele.</p>
<p>DECLINAZIONE MASCHILE<br />
Nell'ambiente non bazzicano molte ragazze. Tanto che una delle poche, Barbara Labate di RisparmioSuper, emersa un paio di anni fa grazie alla Fondazione Mind The Bridge, è una marziana tra i marziani. In effetti anche nella valle del Silicio le cose non cambiano molto. Solo Mark, Larry e Steve. Ma, a parte questo, il popolo degli «startuppari» è eterogeneo. Viaggiando si incontra di tutto, anche chi il posto a tempo indeterminato lo ha lasciato per il sogno della propria azienda web-based , come Giacomo Bastianelli di Travellution e Marco Iacuaniello di We-sport. E non sembrano essere i soli.<br />
«Io l'ho fatto per scelta perché, onestamente, ho rifiutato diversi posti di lavoro ma capisco che ci sia anche molta paura» fa outing Leonardo Paschino, 30 anni, di Sassari. «Avere una startup - continua Leonardo che, con Alessandro Nardecchia, sta covando la sua iuLiveNet, network per amanti di musica dal vivo come loro - inizia a essere percepito come un lavoro importante che non dipende dalle logiche di mercato. In Sardegna gli investimenti nei centri di ricerca delle università hanno generato delle competenze che, non trovando sbocco nel mercato del lavoro tradizionale, hanno dato la scintilla al fenomeno». Anche l'era Tiscali ha lasciato un'eredità: Mario Mariani, ex amministratore delegato della società, ha fondato NetValue, incubatore cagliaritano dove anche iuLiveNet si è allenata. «Certo la cultura della startup si basa ancora molto anche sugli amici che ti appoggiano» aggiunge Leonardo.<br />
«È una realtà sempre più diffusa ma rimane complicata in Italia perché la cosa più difficile è cominciare» conferma Massimo Scarpis, dell'84, da Sacile, Pordenone, una prima startup finita male alle spalle. «Certo nel 2006 eravamo in un mondo diverso. Facebook in Italia non esisteva. E non c'era nemmeno la parola startup nell'uso comune» ricorda Massimo che ora lavora alla sua Corso12, tecnologia che si basa sulle fotografie per conoscere nuovi amici, con tre under 30: Silvio Daminato, Giacomo Veronelli e Andrea Giavatto.<br />
Tutti vorrebbero avere MusiXmatch o JobRapido, le due startup che il CorrierEconomia ha segnalato come realtà dell'anno per il 2011. Ma è chiaro che molte non arriveranno mai alla maturità. Semplicemente fa parte del gioco. La cultura della startup si trascina dietro anche la cultura molto americana del fallimento. Innovare è dura. E se non va hai fatto un sacco di esperienza per la prossima.</p>
<p>CULTURA DEL FALLIMENTO<br />
Allo stesso tempo crederci è condizione non sufficiente ma ultra necessaria. «Siamo cresciuti pensando che il boom che hanno creato i nostri genitori negli anni Sessanta potesse darci un posto di lavoro stabile - tira amaramente le somme Massimo - e, secondo me, dobbiamo ritornare a pensare di dover creare qualcosa di importante. Il boom della tecnologia ci dà questa possibilità». «La verità - per Francesco Mancusi - è che in un momento instabile questa è la migliore opportunità. Ma scegliamo di provarci anche perché si fa una vita non usuale, girando il mondo».</p>
<p>UN'IDEA, UN EURO E UNA NUVOLA<br />
Il 2012 è partito bene. «Le cose stanno cambiando perché ora anche le aziende tradizionali si stanno dotando di uno spazio digitale» testimonia lo startupper seriale Alessandro Bruzzi. Il decreto Salva Italia del governo Monti ha introdotto il capitale sociale a un euro per gli under 30 che fondano nuove società. Inoltre abbiamo per la prima volta un'Agenda digitale italiana anche se ancora non ne è ben chiaro il contenuto e la cabina di regia si è riunita presso il ministero dello Sviluppo economico, in maniera quasi carbonara, due venerdì fa.<br />
Infine c'è un fattore tecnico. Le «nuvole», spiega Cesare Sironi, il manager di Matrix che ha di recente lanciato TimCloud, il primo cloud social , «stanno fornendo per la prima volta un'ambiente flessibile per costi e potenzialità del servizio. Per gli startupper è una rivoluzione». Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia, sta aprendo per la seconda volta gratuitamente a migliaia di startupper l'ambiente cloud di Microsoft con il programma BizSpark dove sono passate anche Save The Mom e We-sport.<br />
Insomma, semplificando molto - ce ne rendiamo conto - potremmo dire che, per la prima volta, la nascita di una nuova startup richiederà l'incontro di un'idea, un euro e una nuvola. Poi, come vi spiegherà qualunque frequentatore dell'ambiente, vale l'ultimo fondamentale motto. La maggior parte delle idee di successo non ha praticamente copyright. Teoricamente sono replicabili. La differenza la fa la «execution, execution, execution». Cioè, in una parola, l'uomo.</p>
<p>Massimo Sideri</p>
<p><img alt="Schermata_2012-03-11_a_17" src="/system/article_image_files/500/large/Schermata_2012-03-11_a_17.51.20.png?1331485224" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Vent enni d'Italia, gli startupperoi &amp;body=http://politichegiovanili.it/news/vent-enni-d-italia-gli-startupperoi"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/vent-enni-d-italia-gli-startupperoi&amp;t=Vent enni d'Italia, gli startupperoi " target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Vent enni d'Italia, gli startupperoi  http://politichegiovanili.it/news/vent-enni-d-italia-gli-startupperoi" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    <item>
      <title>Startupperoi, quelli che s&#8217;inventano il lavoro</title>
      <link id="559">/news/startupperoi-quelli-che-sinventano-il-lavoro</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>di Massimo Sideri<br />
La priorità è il lavoro. Ma chissà perché loro – che il lavoro se lo creano da soli e lo creano anche per gli altri – sono un po’ emarginati dal dibattito, anche sui media. Forse perché non sono classificabili e sfuggono alle dinamiche canoniche della rappresentanza sociale e politica. Forse perché, parlando di loro, c’è sempre un po’ la paura di infastidire chi il lavoro non lo trova. Come se esistesse una contrapposizione. Loro di cui scrivo sono i ventenni startupper, razza rara ma in crescita.</p>
<p>Parlando con Luca Rossetti, noto biologo che mi sta facendo scoprire in questi giorni la biodiversità indescrivibile del Madagascar, mi è venuto in mente che nelle due settimane dedicate agli startupper italiani li ho osservati un po’ come si fa con una scoperta scientifica. Sapevo cos’è una startup, chiaro. Avevo parlato con molti di loro aiutando l’organizzazione di Mind The Bridge e moderandone gli incontri al Corriere. Ne ho scritto spesso. Ma solo questa inchiesta sui ventenni mi ha dato la possibilità di affrontare questo fenomeno dal punto di vista sociologico collocandolo in un preciso momento in cui, in Italia, i giovani sono i più colpiti sul fronte occupazionale. C’è una relazione? Nei molti incontri, colloqui telefonici e scambi di email avuti l’ho chiesto a loro, startupper che non hanno ancora sfondato ma che a me sembrano avere i numeri per farcela. Ho deciso di parlare con loro più che di loro. E mi hanno fatto capire che un giornalista deve fare un po’ anche il “biologo della società”: è una di quelle volte in cui, a malincuore, è più ciò che rimane nei blocchetti degli appunti che quello che si riesce a mettere negli articoli. Avrei materiale per un libro. Aggiungo un unico appello al governo Monti. Dopo gli scarsi risultati del Fondo High Tech per il Mezzogiorno (a tratti uno scandalo già documentato dal Corriere), da oltre un anno nell’aria aleggia l’idea di un superfondo sul modello francese, partecipato dalla Cassa Depositi e Prestiti e finalizzato alle startup (quello lanciato dal precedente governo Berlusconi ha una soglia di ingresso così alta che i venture capital, tipico strumento di promozione degli startupper, sono rimasti fuori dalla porta). So che se ne sta discutendo nell’esecutivo. Bene. Questa inchiesta dovrebbe fugare tutti i dubbi sull’opportunità di procedere, ora.</p>
<p><img alt="Schermata_2012-03-11_a_18" src="/system/article_image_files/499/large/Schermata_2012-03-11_a_18.00.25.png?1331485145" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Startupperoi, quelli che s’inventano il lavoro&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/startupperoi-quelli-che-sinventano-il-lavoro"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/startupperoi-quelli-che-sinventano-il-lavoro&amp;t=Startupperoi, quelli che s’inventano il lavoro" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Startupperoi, quelli che s’inventano il lavoro http://politichegiovanili.it/news/startupperoi-quelli-che-sinventano-il-lavoro" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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    </item>
    <item>
      <title>Startup, l'Italia del futuro il business dei giovani.it</title>
      <link id="554">/news/startup-l-italia-del-futuro-il-business-dei-giovani-it</link>
      <description>
        <![CDATA[<p>Startup, l'Italia del futuro<br />
il business dei giovani.it<br />
Le nuove imprese del web oggi sono il vero motore dell'occupazione. Lanciate da giovani e giovanissimi fatturano milioni e il mondo ce le invidia<br />
di RICCARDO LUNA</p>
<p>OLTRE il posto fisso, forse non c'è il baratro. C'è un esercito di startup che si è finalmente messo in moto. Alzate lo sguardo. In Cile qualche giorno fa una startup italiana ha vinto la gara mondiale per i migliori progetti di innovazione e business. Doochoo propone un sistema per fare i soldi con i sondaggi in rete, ha già conquistato clienti come Ikea e Toyota, ed è guidata da un giovane che quando parla sembra sempre che stia per ribaltare il mondo: Paolo Privitera, veneziano, 35 anni, da dieci negli Stati Uniti ("me ne sono andato perché volevo correre"). </p>
<p>È uno startupper seriale, nel senso che ne ha all'attivo già sei. Il premio cileno funziona così: i team scelti vengono ospitati a Santiago per sei mesi e incassano 40 mila dollari ciascuno. Tanti? Pochi, se pensate che Doochoo potrebbe essere comprata entro l'anno per 25 milioni di dollari. Dice Privitera: "A San Francisco non ho mai visto tanti startupper italiani come in questi giorni". </p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/14/news/uribu_tra_denuncia_e_social_web_soprusi_e_disservizi_vanno_in_rete-29684308/">LEGGI Uribu, tra denuncia e social web 1</a></p>
<p>Un terremoto? "No, è un tumulto". Ecco, tumulto rende meglio l'idea della rivoluzione in corso. Tumulto iniziato da un po': l'8 dicembre a Parigi un'altra startup italiana ha vinto LeWeb, il più importante evento europeo dedicato all'economia digitale. </p>
<p>Per i francesi è stato uno shock: appena qualche giorno prima il presidente Sarkozy faceva i sorrisini quando gli nominavano les italiens. Antonio Tomarchio, 29 anni, partito da Giarre, provincia di Catania, sapeva di dover battere anche lo spread della credibilità: è salito sul palco ed ha sbaragliato la concorrenza parlando di Beintoo (una piattaforma per applicazioni legate al gioco che ha tre milioni di utenti al giorno, di cui un milione solo in Cina). </p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/12/10/news/giocando_si_acquista_start-up_italiana_premiata_come_societ_pi_promettente-26368786/">LEGGI Beintoo: giocando s'acquista 2</a></p>
<p>Ancora un passo indietro: a ottobre aveva fatto scalpore il fatto che Mashape, l'impresa di tre ventenni che avevano polemicamente lasciato l'Italia, era stata finanziata con circa un milione e mezzo di dollari dal numero uno di Google e dal fondatore di Amazon, ovvero la Champions League della Silicon Valley. Ma il tumulto non riguarda solo gli startupper lontani. Se restiamo ai casi di successo, quello forse più eclatante in questi giorni è AppsBuilder, piattaforma per farsi da soli applicazioni per telefonino, creata da un ingegnere del Politecnico di Torino di 25 anni, Daniele Pelleri: in undici mesi ha già sfornato 20 mila apps che sono state scaricate oltre un milione di volte.</p>
<p>Questo elenco potrebbe non finire mai. E vuol dire in fondo una cosa sola: avanza una generazione di startupper. Sono di solito molto giovani, in prevalenza uomini ma ci sono tanti casi di donne (RisparmioSuper di Barbara Labate è il più noto). E poi: sanno usare benissimo la Rete; parlano alla perfezione almeno l'inglese; viaggiano in economy anche quando hanno successo perché i soldi non si sprecano; spesso all'inizio non hanno un vero ufficio e sanno raccontare il loro progetto in tre minuti esatti, non una misura qualsiasi, ma il tempo di una corsa in ascensore con un potenziale investitore (di qui la formula americanissima degli "elevator pitch" per le ormai tantissime competizioni a caccia di capitali). </p>
<p>Ma, soprattutto, gli startupper, non sanno cos'è il posto fisso. "Il nostro obiettivo nella vita non è trovarci un lavoro, ma creare lavoro", ha scolpito nel web Max Ciociola, 34 anni, fondatore di musiXmatch e "startup activist". L'occasione fu la sua "lettera di uno startupper a Berlusconi" e la frase in realtà non è originale: è una citazione della risposta che il rettore di Harvard dà ai gemelli Winklevoss nel film "The Social Network". Ecco, Mark Zuckerberg per molti è un modello: "Ha successo - secondo Ciociola - perché sa rendere felici un miliardo di utenti".</p>
<p>Gli startupper ci sono sempre stati. Alla fine degli anni Novanta, con la cosiddetta new economy, anche in Italia ci fu un fiorire di nuove imprese legate al web. Molte fallirono, mentre alcune sono diventate grandi, molto grandi: come Yoox, il portale per vendere la moda online, creato da Federico Marchetti dodici anni fa e sbarcato in Borsa nel 2010 sfidando la crisi. Proprio l'altro giorno Yoox ha reso noto di aver chiuso l'anno con ricavi netti per quasi 300 milioni di euro (più 35 per cento sull'anno precedente): ecco cosa è diventata una startup in cui all'inizio credeva solo Elserino Piol, il decano degli investitori italiani. </p>
<p>Ora c'è una nuova onda ma è diverso. È molto più alta. Facciamo un esempio. Un anno fa, in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, Telecom Italia e il Premio Nazionale Innovazione si erano messi in testa di trovare "i Nuovi Mille": sembrava un obiettivo esagerato scovare mille aspiranti startupper in un paese in cui si diceva che "gli eventi per startup sono più numerosi dei progetti". Si iscrissero in oltre duemila: calcolando quattro o cinque persone dietro ogni progetto, voleva dire diecimila potenziali startupper. </p>
<p>Un piccolo esercito per fare una nuova Italia. Neanche tanto piccolo, in fondo. Oggi le imprese rischiose, innovative ma con dentro il seme del futuro, non sono più l'eccezione di moda: sono la maggioranza. Secondo le stime della Camera di Commercio di Monza e Brianza, nei primi tre mesi del 2012 per la prima volta ci sarà uno storico sorpasso: i ventenni che apriranno una impresa (19 mila) saranno di più di quelli che troveranno un posto di lavoro a tempo indeterminato (18 mila). Inoltre i primi assumeranno seimila persone. </p>
<p>L'esempio più eclatante in casa nostra è quello di Groupon, il colosso dei coupon scontati lanciato nel novembre 2008 a Chigago da Andrew Mason. Alla fine del 2010 Giulio Limongelli, 30 anni e un curriculum lungo un metro, ha aperto la sede italiana a Milano: da allora ha assunto - a tempo determinato - 450 persone. Di media una al giorno. Quanti altri lo hanno fatto in Italia? Nell'attuale sistema economico sono le startup l'unico motore di nuova occupazione: fu questa conclusione di un report della fondazione Kaufmann a convincere il presidente Obama a lanciare - esattamente un anno fa - il progetto Startup America, ovvero una rete di incentivi, facilitazioni e collegamenti per far ripartire l'economia americana con una formula che andava "oltre il posto fisso".</p>
<p>In Italia un progetto simile non c'è ancora ma alcuni tasselli stanno andando al posto giusto. Il primo è stato la possibilità per gli under 35 di costituire società semplificate con un euro di capitale e senza notaio. Sembra poco, ma è una svolta i cui effetti si vedranno presto. In questi giorni tantissimi ragazzi stanno aspettando che questa previsione del decreto CresciItalia diventi operativa per trasformare il loro progetto in un business. </p>
<p>Nasceranno migliaia di startup? "Possibile. Ma per farle crescere servirà il venture capital", risponde Gianluca Dettori, ex startupper di successo degli anni Novanta, felicemente passato nel ruolo di talent scout dell'innovazione. "In fatto di venture capital siamo l'ultimo paese d'Europa, per ogni dollaro investito in Italia, la Svizzera ne investe 69, l'Olanda 62 e persino Portogallo e Grecia fanno meglio di noi". Come rimediare? Un anno fa, era il 2 febbraio, alla Camera dei deputati il premio Nobel per l'Economia Edmund Phelps venne a sostenere la causa di una "Banca dell'innovazione". </p>
<p>Ad ascoltarlo, fra gli altri c'erano due ministri del governo Monti: Corrado Passera e Francesco Profumo. Non è un caso quindi che oggi si stia andando in quella direzione. Spiega Massimiliano Magrini, ex capo di Google Italia, oggi attivissimo investitore di capitale di rischio: "Il Fondo Italiano ha deciso di destinare 50 milioni di euro al finanziamento dei venture capital. Sono tanti soldi per il nostro mercato". Se sapremo approfittarne, può essere un anno memorabile. Startup, Italia!</p>
<p>(14 febbraio 2012)</p>
<p><img alt="Schermata_2012-02-21_a_09" src="/system/article_image_files/494/large/Schermata_2012-02-21_a_09.43.18.png?1329816251" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Startup, l'Italia del futuro il business dei giovani.it&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/startup-l-italia-del-futuro-il-business-dei-giovani-it"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/startup-l-italia-del-futuro-il-business-dei-giovani-it&amp;t=Startup, l'Italia del futuro il business dei giovani.it" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Startup, l'Italia del futuro il business dei giovani.it http://politichegiovanili.it/news/startup-l-italia-del-futuro-il-business-dei-giovani-it" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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      <title>Posto fisso e giovani mammoni L' affondo di Fornero e Cancellieri</title>
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        <![CDATA[<p>Posto fisso e giovani «mammoni» L' affondo di Fornero e Cancellieri<br />
Le misure dell' Italia servono anche all' Europa e sono elementi essenziali per risolvere la crisi dell' euro Miguel Angel Gurría, segretario Ocse<br />
Interviene Monti: non vogliamo esasperare nessuno ma trovare soluzioni</p>
<p>ROMA - «Le misure dell' Italia servono anche all' Europa e sono elementi essenziali per risolvere la crisi dell' euro». È l' incoraggiamento giunto ieri al governo dal segretario generale dell' Ocse (Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico), Miguel Angel Gurría che ha incontrato il premier. Sul tavolo, la riforma del lavoro, le liberalizzazioni ma anche le «nuove misure» per la crescita. Il premier ha sottolineato l' importanza che l' Ocse «possa dare una parola di conforto e di speranza sulle riforme, perché da queste, «non sempre gradevoli e gradite, vengono benefici di crescita senza dover aspettare troppo». Gurría ha incoraggiato Monti a «ridurre il dualismo nel mercato del lavoro e accrescere le opportunità di lavoro dei giovani, aumentare l' efficienza della pubblica amministrazione, migliorare il sistema fiscale e la lotta all' evasione, sostenere l' investimento in infrastrutture». Monti ha detto di essere rimasto «molto impressionato» dal dato secondo cui la metà dell' incremento di produttività determinato dalle liberalizzazioni «sia attribuibile all' apertura dei servizi professionali», affermazione importante in concomitanza con il passaggio del decreto Liberalizzazioni in Parlamento. Ma anche ieri è stato il tema del lavoro a tenere banco soprattutto per le dichiarazioni dei ministri Anna Maria Cancellieri (Interno) e Elsa Fornero (Lavoro) che hanno rialimentato la polemica sui licenziamenti. «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà. Dobbiamo fare un salto, ma non demonizziamo» ha affermato Cancellieri. Sul punto è tornata anche Fornero, affermando che «bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare». Da parte sua, il premier ha cercato di smorzare le polemiche, spiegando che non è intenzione del governo «esasperare» gli animi «particolarmente in una materia importante, sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro». L' obiettivo, ha proseguito Monti, è «trovare quale sia la via migliore perché anche gli istituti del mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali possano dare il loro contributo alla crescita dell' economia italiana». Ma i tempi non sono lunghi: «Il percorso deve essere rapido, non si può tergiversare, fermarsi, aspettare» ha precisato Fornero. Assicurando però che «la riforma del mercato del lavoro non è fatta per mettere gli uni contro gli altri. Nessuno vuole usare la clava ma vogliamo usare la parte positiva e propositiva del dialogo». Il punto centrale resta la riforma sull' articolo 18, su cui ieri è intervenuto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per dire che la norma «non si tocca per chi ha il contratto», mentre per i nuovi assunti, ha aggiunto, «credo che si debba poter discutere per mettere in moto la macchina in Italia». La proposta avanzata dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, di ammettere il licenziamento individuale per motivi economici, purché nell' ambito di un accordo sindacale e con le tutele degli ammortizzatori sociali, sembra risuonare nelle parole di Fornero: «Non vogliamo che non esista la possibilità di licenziare, ma che chi è stato licenziato sia aiutato dalle istituzioni e dall' azienda a trovare in tempi ragionevoli una nuova occupazione». Ma secondo l' economista Carlo Dell' Aringa, la proposta di Bonanni, anche se percorribile, non permetterebbe di aggirare l' articolo 18 perché «si deve vedere se viene lasciata al lavoratore la possibilità di appellarsi al giudice per verificare se il licenziamento è legittimo o meno». Intanto il tema dell' articolo 18 è stato al centro della segreteria allargata della Cgil, il cui segretario generale, Susanna Camusso, ieri ha ribadito la necessità di un confronto vero con il governo che serva a trovare soluzioni su «almeno due temi: precarietà e allargamento degli ammortizzatori sociali». Oggi ci sarà un nuovo round tra i sindacati, domani invece il secondo incontro tra gli stessi e Confindustria. «Trovare la quadra sull' articolo 18 è auspicabile, sarà possibile» è il commento ottimista del presidente dell' Abi (associazione banche), Giuseppe Mussari. </p>
<p>Baccaro Antonella</p>
<p>Giovani mammoni, Cancellieri si scusa<br />
il Pdl la difende: "Contro di lei estremismi"<br />
Il ministro dell'Interno ammette che la battuta sui ragazzi che pretendono il lavoro vicino ai genitori è stata "una frase infelice". Cicchitto invece la sostiene: "Affermazioni realistiche e ragionevoli che hanno scatenato il conservatorismo"<br />
<a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/02/07/news/dopo_battuta_cancellieri_mamma-29472769/">Leggi qui</a></p>
<p><img alt="Schermata_2012-02-12_a_21" src="/system/article_image_files/484/large/Schermata_2012-02-12_a_21.51.11.png?1329079881" /></p><p><div class="share-links-container"><a href="mailto:?subject=Posto fisso e giovani mammoni L' affondo di Fornero e Cancellieri&amp;body=http://politichegiovanili.it/news/posto-fisso-e-giovani-mammoni-l-affondo-di-fornero-e-cancellieri"><img alt="Share-small-mail" src="/images/share-small-mail.png?1323344338" /></a> <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://politichegiovanili.it/news/posto-fisso-e-giovani-mammoni-l-affondo-di-fornero-e-cancellieri&amp;t=Posto fisso e giovani mammoni L' affondo di Fornero e Cancellieri" target="_blank"><img alt="Share-small-fb" src="/images/share-small-fb.png?1323344338" /></a> <a href="http://twitter.com/home?status=Posto fisso e giovani mammoni L' affondo di Fornero e Cancellieri http://politichegiovanili.it/news/posto-fisso-e-giovani-mammoni-l-affondo-di-fornero-e-cancellieri" target="_blank"><img alt="Share-small-twitter" src="/images/share-small-twitter.png?1323344338" /></a></div></p>]]>
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