Finte partite Iva, soci e falsi progetti i sette contratti che sfruttano i giovani

08 Febbraio 2012

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Finte partite Iva, soci e falsi progetti
i sette contratti che sfruttano i giovani
Dagli assegnisti universitari agli stagisti permanenti, ecco gli identikit dei nuovi lavoratori "atipici" Oltre ai veri e propri lavori a termine, esiste una giungla di strumenti abusati per abbassare il costo del lavoro
di ROBERTO PETRINI
Lo leggo dopo

Lavorano come possono, o piuttosto si arrangiano. Sono finti soci di negozi, falsi detentori di partite Iva, lavoratori a progetto per un progetto che non c´è. In realtà sono tutti lavoratori subordinati, fanno parte di una struttura organizzata e producono come gli altri. A queste categorie di giovani, che cercano di sbarcare il lunario e di portare a casa un compenso a fine mese, mancano invece le garanzie degli altri, i contributi e le assicurazioni per incidenti e malattie.

E´ il mondo del nuovo precariato che è nato sotto i nostri occhi e che spesso è difficile scorgere e catalogare. Ci sono professioni intellettuali, come gli assegnisti di ricerca; attività di formazione come gli stage (si fanno anche nei negozi di abbigliamento) che nascondono spesso mero sfruttamento. Si affacciano alla porta del precariato anche i praticanti professionisti che lavorano gratis con l´obiettivo di entrare in un ordine professionale, ma non scorgono il futuro. Oppure quelli del voucher, un sistema nato per favorire i lavoretti degli studenti, e che rischia di essere l´ultimo gradino del precariato: il datore di lavoro compra i buoni dal tabaccaio e poi ci paga ragazzi sotto i 25 anni che possono lavorare anche il sabato e la domenica. Una radiografia dell´Italia, composta grazie ai dati della Cgil politiche giovanili e della Uil politiche territoriali, che mette i giovani italiani sotto una luce diversa rispetto a quella che si è accesa negli ultimi giorni.

Molto meno «mammoni» di quanto si creda, meno «sfigati» di quanto si pensi: per loro la monotonia di un posto stabile è una chimera che agguanterebbero volentieri. Senza sensi di colpa. Anche per non cambiare lavoro ogni tre mesi. Per costruire una storia previdenziale adeguata e per poter stipulare un mutuo. Ecco i sette casi-tipo del precariato giovanile degli Anni Duemila.

Lo dice la parola stessa: «a progetto». Ma spesso quello che manca è proprio il progetto. In realtà la formula, definita dalla legge «collaborazione continuativa a progetto» in sigla «co.co.pro», nasconde un lavoro subordinato. Il giovane che l´accetta ha un impegno con tutti i vincoli del dipendente, dalla subordinazione all´orario, ma senza le garanzie: senza liquidazione, ferie e permessi di maternità. In Italia i collaboratori sono circa 900 mila, ma di questi 536 mila sono monocommittenti, ovvero hanno un unico datore di lavoro, spesso nel terziario avanzato, nell´informatica, o nelle cooperative di assistenza. Dunque con molta probabilità ci troviamo di fronte ad un lavoro subordinato. Quanto guadagna? In media secondo i dati della Cgil, 8.023 euro l´anno. Quanto lavora? In media sette mesi su dodici.

1)
Co.co.pro., un subordinato
travestito da collaboratore

Falso Progettista - Lo dice la parola stessa: «a progetto». Ma spesso quello che manca è proprio il progetto. In realtà la formula, definita dalla legge «collaborazione continuativa a progetto» in sigla «co.co.pro», nasconde un lavoro subordinato. Il giovane che l´accetta ha un impegno con tutti i vincoli del dipendente, dalla subordinazione all´orario, ma senza le garanzie: senza liquidazione, ferie e permessi di maternità. In Italia i collaboratori sono circa 900 mila, ma di questi 536 mila sono monocommittenti, ovvero hanno un unico datore di lavoro, spesso nel terziario avanzato, nell´informatica, o nelle cooperative di assistenza. Dunque con molta probabilità ci troviamo di fronte ad un lavoro subordinato. Quanto guadagna? In media secondo i dati della Cgil, 8.023 euro l´anno. Quanto lavora? In media sette mesi su dodici.

2)
Propone polizze e abbonamenti
ma il committente è uno solo

Pseudopartita Iva - Ha la partita Iva, ma niente a che vedere con quel "popolo delle partite Iva" composto da commercianti e liberi professionisti. Lui invece si mette al telefono dalla mattina alla sera per proporre polizze, enciclopedie o abbonamenti ad una clientela stanca ed irritata. Ma può anche essere un lavoratore edile, un archeologo o un restauratore. E´ stato costretto ad aprire una partita Iva per avere un lavoro e dunque è tenuto a sostenere le spese di contabilità e del commercialista. In Italia le partite Iva individuali, quelle con cui si presta un´opera, sono circa 237 mila, molte di queste sono in monocommittenza, cioè con un unico datore di lavoro. E´ il segnale che ci si trova di fronte ad un lavoro subordinato mascherato. E tutte le garanzie previste, dalla dettagliata descrizione dell´opera prestata ai tempi di consegna, sono solo una simulazione.

3)
Utilizzato tra festività e saldi
senza contributi e assicurazione

Stagista o praticante - Giovane e con la speranza di avere un futuro professionale di alto livello. Ma spesso è solo uno sfruttato. Gli stagisti come lui in Italia sono 300 mila, ma dietro questa realtà non ci sono grandi holding della finanza o dell´industria, ma spesso semplici catene commerciali che utilizzano gli stage nei periodi di punta come i saldi o le festività natalizie. Lo stage non prevede paga, contributi o assicurazione: se l´azienda è generosa al massimo si prendono dai 300 ai 400 euro al mese. Sorte simile per il praticante professionista: due o tre anni gratis dall´avvocato o dal commercialista per poter accedere all´esame professionale. In Italia sono 400 mila: la manovra d´estate aveva previsto per questa categoria un «equo compenso» ma il decreto liberalizzazioni, su pressione delle lobby, l´ha cancellato. Vita dura e futuro incerto.

4)
Sulla carta partecipa agli utili
ma prende meno di mille euro

Socio simulato - La parola è grossa: «socio». Fa pensare ad assemblee di azionisti e a felpati consigli di amministrazione. In realtà al giovane in cerca di lavoro viene proposto dall´impresa un contratto di «associazione in partecipazione». Tutto regolare, perché il contratto è stabilito dalla legge e prevede un apporto di lavoro contro una partecipazione agli utili. Secondo i dati della Uil politiche territoriali in Italia sono 52.459. Veri soci? In realtà spesso si tratta di commesse, una o due, che vengono messe a gestire un negozio in francising di grande catene. Piccoli punti vendita con nessuna autonomia. Così dietro la «vetrina» del socio c´è un lavoratore dipendente che riscuote gli utili, se ci sono, e guadagna (erogati come anticipo sugli utili) meno di 1.000 euro al mese. In compenso ha il diritto di vedere i bilanci.

5)
Lavoretti porta a porta e colf
ma anche le lezioni private

Voucherista - Rischia di essere il gradino più basso della scala dei lavoratori precari. In Italia dal 2008 al 2011 sono stati venduti 28 milioni di voucher , si calcola che abbiano alimentato circa 5.000 posizioni del cosiddetto lavoro accessorio. Il datore di lavoro compra un voucher o buono lavoro anche dal tabaccaio, il costo comprende anche la copertura previdenziale e assicurativa. Se il compenso non supera i 5.000 euro annui può utilizzarlo per pagare alcune categorie di lavoratori che possono incassarlo alle poste. In prima linea proprio gli studenti sotto i 25 anni, che possono lavorare anche il sabato o la domenica. Le attività? Giardinaggio, turismo e servizi, collaborazioni domestiche, insegnamento privato, consegna porta a porta. Strumento nato per favorire i lavoretti degli studenti rischia di diventare una nuova forma di lavoro. Non tra i migliori.

6)
Una carriera per la ricerca
che però non decollerà mai

Assegnista - La strada, a prima vista, sembrerebbe quella di una carriera di alto livello, nella ricerca o nello sviluppo del capitale umano. Per accedevi bisogna essere laureati o dottori di ricerca, con buoni voti ed un ottimo curriculum. Si trova posto in una università, in molti enti pubblici, all´Asi o all´Enea. Ma dalla libera ricerca al lavoro subordinato il passo è breve. L´attività dovrebbe essere continuativa, condizionata ad un progetto di studio, svolgersi in piena autonomia e senza orario di lavoro. Ma spesso accade che gli assegnisti vengano inseriti nella didattica o nella organizzazione produttiva. Così questi 40 mila (tanti sono in Italia) lavorano per i quattro anni previsti dal contratto, possono contare di essere rinnovati per altri quattro. Ma il futuro è assai incerto e non bastano a renderlo più roseo i 16 mila euro lordi annui che guadagnano.

7)
Aspetta l'sms dell´agenzia
tre o sei mesi e di nuovo a casa

"Panchinaro" - Aspetta che arrivi sul cellulare l´sms dell´agenzia di lavoro interinale. Sta in panchina. Se è fortunato sarà ingaggiato per tre o sei mesi, prenderà contributi e coperture previdenziali (sempre troppo poche per precostituirsi un futuro) e poi tornerà a casa ad attendere che vibri nuovamente il cellulare come fanno i suoi 449 mila colleghi che in Italia condividono la sua stessa condizione. Sta un po´ meglio il suo collega assunto a tempo indeterminato dall´agenzia di lavoro interinale: lo stipendio è garantito, anche i contributi e le assicurazioni. Ma il suo è uno stato di nomade: tornitore, saldatore, carpentiere, esperto informatico. Nessuna azienda dove radicarsi, e dove vivere la monotonia del posto fisso. Un modello che non ha neanche un grande successo: in Italia i lavoratori a chiamata sono circa 100 mila.